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sabato 9 marzo 2013

Il demone dalla maschera d'argento di Giuseppe Benevento [Rating 9]

TITOLO: Il demone dalla maschera d'argento
AUTORE: Giuseppe Benevento
GENERE: Fantasy
PAGINE: 228
RATING: 9/10
ASIN: B00AM254BG
Link Acquisto (0,99 € ebook)









Il demone dalla maschera d’argento è il romanzo d’esordio di Giuseppe Benevento.
L’ho adorato. Che dire di più?
Il genere è quello del fantasy classico, a me ha riportato alla mente le atmosfere e il clima dei libri di Tolkien, Gemmell e Eddings.
Regno dell’Isola Verde: la pace, assicurata dal sovrano Guglyem, è in pericolo. Le incursioni degli orchi e degli Uomini Selvaggi si fanno sempre più frequenti.
Una domanda non trova risposta, come hanno potuto valicare le difese del regno senza aiuto? Tutti i signori delle diverse terre del reame hanno giurato fedeltà, tra loro si cela, forse, un traditore? 
La storia inizia con una carrozza che, mentre attraversa il bosco a gran velocità, viene attaccata dai briganti. L’intervento di una strana figura, un uomo celato da una maschera d’argento, evita il peggio. Tante sono le leggende che ruotano intorno a questa figura, tutte spaventose e poco edificanti. Ma colui che nasconde il suo volto è tutt'altro che pericoloso, anzi sarà cruciale per la salvezza del regno, che ormai è a un passo dal cadere in mano al Signore degli Orchi. Non voglio dirvi nulla di più, anche se nel libro, scopriamo quasi subito l’identità del nostro eroe mascherato, perché non il mistero, il fulcro di questo romanzo, ma la lotta contro il male, l’onore, la fedeltà al proprio sovrano e al regno, l’amore e l’amicizia.


Una classica storia di re, regine e cavalieri, battaglie per la difesa del regno. Non so bene esprimervi ciò che mi ha lasciato, ma era tanto, tanto tempo che non leggevo un libro che mi tenesse veramente incollata alle pagine, che mi portasse a costringermi a chiuderlo, solo perché poi l’indomani arriva troppo presto e la sveglia è una tiranna.L’ho letto in ogni ritaglio di tempo: in fila alle poste, dal dottore, mescolando il ragù, mi ha davvero conquistata.
Come ho detto sopra, la lettura ha evocato alcune immagini di Tolkien e del Signore degli anelli, in particolare per alcune scelte lessicali, il bosco ha il nome di BoscOscuro, che mi ha ricordato il Bosco Atro, il Signore degli Orchi è chiamato l’Oscuro; anche le razze son simili, ci sono elfi, nani, uomini orchi..ma anche troll. E per dirla tutta anche alcune immagini della battaglia le ho trovate simili alla battaglia del fosso di Helm. Queste somiglianze non mi hanno però infastidita perché sono poche e trascurabili, la storia è assolutamente originale.
Parliamo dei personaggi, tutti estremamente vivi e caratterizzati, ne ho amati diversi.
C’è Eroquel, un eroe tormentato per via del suo passato, un debito con gli avi da mantenere, uno spiccato senso dell’onore e della giustizia, assoluta fedeltà al re..l’amore per Ninive e la testardaggine di un mulo.

“Se hai qualcosa da dirmi, sentiti libero di farlo. - Sei una stupida! Ecco tutto quello che avevo da dire. Buona notte.”

C’è Gorlam il Nano, ironico e pungente. 

 “-Se fossi stata sola con questo scempio d’intelligenza chissà dove saremo sbarcati-disse alludendo a Gorlam”

Urlock. il secondo orco buono dopo Schreck. Ninive e Rowina..due donne si, ma forti e determinate.
Arlyssa..la maga..misteriosa e enigmatica, ma non meno determinata e di cuore.
Lo stile e il linguaggio sono medio alti come ben si addice quando si ha a che fare con cavalieri re e armigeri..scorrevole a tratti ironico, mai noioso o ridondante.

“-Mi stupisci Eroquel, mai sentito parlare di mimetismo?-chiese Gorlam - No!- rispose secco.-Come cacciate i cinghiali?-domandò sbalordito il nano.- Da esseri umani, non da piante!-”

Insomma io l’ho davvero amato, dal sito dell’autore ho appreso che scriverà il seguito, non vedo l’ora.
 Davvero bello.
Ho dato 9 invece che 10 per un puro motivo estetico, la copertina. Non rende assolutamente giustizia al romanzo e per molte persona conta pure l'occhio, che vuole la sua parte.



martedì 5 marzo 2013

Writing Fiction for Dummies



Titolo: Writing Fiction for Dummies
Autori: Randy Ingermanson, Peter Economy
Genere: manuale di scrittura
Pagine: 384
Editore: John Wiley & Sons
Rating: 8/10
Link Acquisto (10.99€ ebook)






Nella precedente recensione sui manuali di scrittura vi abbiamo presentato un testo basato prevalentemente su consigli pratici. Adesso è il momento di scendere nei dettagli e vedere quali sono le parti che compongono un romanzo, spiegate in modo tecnico e impersonale. 

L'etichetta For Dummies non ha bisogno di presentazioni, perchè è probabilmente la serie di libri informativi più famosa al mondo. Gli argomenti trattati sono tantissimi, ma a noi interessa un libro in particolare: quello che ci spiega come migliorare il nostro testo di fiction. Dopo averlo letto (e se vi sarà piaciuto), potrete pensare di acquistare anche altri libri della stessa serie, per aiutarvi nel difficile processo di creazione di una novel. Psicologia, geografia, astronomia e via dicendo vi saranno molto utili nei processi di world building e creazione dei personaggi. Tenetelo a mente. Approfondire questi argomenti secondari non è fondamentale per uno scrittore, ma aiuta ad aumentare la propria cultura e dunque migliorare il risultato finale del romanzo.
Questo testo spiega ai novizi scrittori le parti che compongono un libro e come migliorarle. Ci dice i più comuni metodi di scrittura (o paradigmi). Ne vengono menzionati 4, ovvero i più usati. Sei uno scrittore che vuole pianificare ogni dettaglio della novella prima di iniziarla, oppure penserai a far quadrare tutte le caratteristiche a lavoro ultimato?
Il linguaggio usato è semplice, ma piuttosto “scolastico”. In alcune parti gli autori cercano di farci sorridere con aneddoti e trovate piuttosto penose. Poco male, questo non è un libro che ci deve far ridere: il suo obbiettivo è di farci capire i vari livelli su cui è costruita una novel. Tramite la comprensione riusciremo ad adattarli per arrivare ad una soluzione finale che consideriamo accettabile.
Un romanzo di fiction è come un puzzle: tutti i pezzi si devono incastrare alla perfezione per poter raggiungere un risultato finale soddisfacente. Il problema è che nessuno di noi riuscirà a creare una novel perfetta al primo colpo, serviranno ore ed ore di editing per poter limare i punti negativi dello scritto. Questo testo ci dice quali possono essere e come migliorarli.
C'è poco altro da dire su Writing Fiction for Dummies. Preso singolarmente è un testo incompleto, perchè le parti con esempi pratici sono poche e limitate. Letto in accoppiata con un altro manuale più sviluppato dal lato pratico, ad esempio Writing: A User Manual, riesce ad esprimere tutto il suo potenziale.
L'inglese è semplice e facilmente comprensibile, non fatevi spaventare da questa barriera.
Il vero dilemma è: uno scrittore deve leggere un manuale di scrittura prima di iniziare a scrivere? No, pero' è altamente consigliato farlo. Vi risparmierete ore ed ore di grattacapi generati dall'ignoranza sull'argomento in fase di stesura del testo.
Bisogna pero' fare attenzione con i manuali. Ricordatevi sempre questo: l'unica regola inviolabile nella scrittura è la lettura (tanta lettura). Le restanti sono in realtà dei consigli ed in quanto tali sono seguibili o meno. Non fatevi prendere dal panico se non riuscite a seguire uno di questi consigli. Iniziate a scrivere, scrivete molto. Se avrete costanza e testardaggine i risultati arriveranno, perlomeno in un paese in cui le case editrici sono decenti, quindi non in Italia, ma questa è un'altra storia.

I manuali di scrittura vanno di moda fra i numerosi personaggi saccenti trovabili in giro sul Web. Esistono siti in cui lo scopo delle recensioni non è quello di elencare pregi e difetti di un testo, ma di sviscerarlo parola per parola alla ricerca dei punti che entrano in contrasto con questi manuali, per poi deriderlo gratuitamente. Questi siti sono molto spassosi da leggere, perchè creano inevitabilmente flame e insulti fra i lettori, ma sono poco credibili. Esistono testi che se ne infischiano dei principi base dei manuali di scrittura e sono eccezionali lo stesso. Ready Player One è uno di questi.
Ricordate: lo scopo di un romanzo di fiction è dare al lettore forti emozioni. La “d eufonica” e tutte le altre presunte regole di scrittura passano in secondo piano di fronte a questo.

domenica 3 marzo 2013

"La Pietra del Sole" di Elena Garbo [Rating: 3]

TITOLO: "La Pietra del Sole (Shinig-Le pietre del potere: 1)"
AUTORE: Elena Garbo
GENERE: Paranormal Romance
PAGINE: 320
RATING: 3/10
ASIN: B008XJFM
Link Acquisto (0,93 € ebook)








 Il romanzo in una riga: "Un avventura pangeografica che frulla insieme antiche profezie, vampirismo e romance" 


Il peggior libro che abbia mai letto in vita mia, terminato solo per l'impegno preso come recensore. Si tratta di un esempio emblematico dei pericoli insiti nel mondo del self publishing che scoraggiano molti lettori dall'acquisto di opere autopubblicate, danneggiando enormemente i bravi autori che scelgono questa strada.

Si tratta della storia di una sorta di archeologo che durante le sue ricerche viene a conoscenza di realtà esoteriche e soprannaturali, facendosi coinvolgere in un astrusa serie di peripezie in giro per il globo. Nulla di male fin qui, anzi, potrebbe essere un environment accattivante per gli amanti del genere. Il libro però presenta molte debolezze strutturali (che si accentuano col progredire della storia, divenendo asfissianti), incoerenze interne e squilibri narrativi, oltre a mancare di freschezza ed originalità (vampirismo e complottismo messianico, propio temi che scarseggiano nei romanzi del momento!). Il finale poi, è terribile.


I vampiri, nonostante occupino buona parte del racconto, vengono trattati in maniera approssimativa, dando molte cose per scontate; questo atteggiamento pressapochista  dell'autrice è molto deprecabile in un contesto letterario dove esistono tanti tipi di vampiri quanti sono gli autori che scrivono di essi. L'unica peculiarità è stata inserire il tutto in una pseudo-ricerca archeologica, condotta con metodi decisamente poco ortodossi, che dà modo di creare atmosfere misteriose e dietrologie che si intrecciano con la storia personale degli immortali; ovviamente, non potevano mancare i Maya , che vanno tanto di moda,o almeno andavano fino al 21 Dicembre scorso ( in realtà si parla di Aztechi, ma la scrittrice mescola elementi di un po' tutte le civiltà pre-colombiane, probabilmente a causa di una scarsa ricerca).

Il libro indulge spesso in problematiche sentimentali di livello adolescenziale davvero fuori luogo. In primis sono stucchevoli e fini a loro stesse per qualsiasi lettore adulto, poi sono incoerenti con i personaggi, di età avanzata quando non secolare. Ci ritroviamo ad assistere a sacerdotesse greche vampirizzate votate alla castità venire sedotte e irretite con facilità disarmante, come se si trattasse di liceali alle prime cotte... una fasullità che non si trova nemmeno nei più dozzinali Young Adult. Inoltre queste ingenue infatuazioni sfociano improvvisamente in frequenti scene di gratuito erotismo, rivelando come il tutto sia soltanto un esuberante fantasticheria sentimentale, senza alcuna pretesa di mostrare una dinamica emozionale concreta.

E questi, ahimè, erano i punti forti del libro; ho dato un giudizio pesante perchè è scritto malissimo. La prosa è piatta, ridondante e banale. Scritto come un tema da consegnare alla maestra. Sicuramente il contenuto è chiaro e comprensibile, anche troppo: non c'è nessuna eleganza, nessuno stile; ad esempio le molte scene erotiche non generano nessun trasporto e nessuna sensazione, c'è solo una descrizione noiosa infarcita di locuzioni e aggettivi  banali e sgraziati. L'editing, se c'è, è molto approssimativo: si notano molte pesantezze, molti squilibri nella struttura e infodump a iosa. La punteggiatura sembra distribuita a caso nel testo, si fa veramente una fatica immane a leggere. Non mancano errori ortografici e addirittura sintattici. Ricordiamo che il testo è a pagamento (scandaloso!) e viene fornito in PDF ( no epub, mobi ecc...). Pare anche che la Garbo, non contenta, voglia scrivere un seguito...

Non stavo esagerando quando ho scritto che è il peggior libro che abbia mai letto. Da evitare assolutamente.

- Jacopo Giunchi



martedì 26 febbraio 2013

Strategia di Scrittura nº6: Attenzione agli avverbi!

Gran parte del materiale di questo articolo - esempi esclusi - è tratto e/o riadattato dal manuale “Writing Tools” dell’insegnante di scrittura Roy Peter Clark, che ringrazio immensamente!

Lo scoppio rovinò completamentela torre. Thorvald ne ricavò un dito interamente tagliato, sotto gli occhi della povera Gwenda che osservava furtivamente dai cespugli.
Bruttino, vero?

Ok, l’esempio è un po’ esagerato, ma evidenzia quanto gli avverbi possano risultare inutili e appesantire la prosa. Se usati al meglio, riescono al massimo a rafforzare un verbo o un aggettivo. Spesso non fanno che ribadirne il significato, senza aggiungere nulla di nuovo.

Proviamo a ripulire l’esempio:

Lo scoppio rovinò la torre. Thorvald ne ricavò un dito tagliato, sotto gli occhi della povera Gwenda che osservava dai cespugli.
Maledizione: il testo scorre fluido, ma abbiamo perso delle informazioni! Riproviamo, utilizzando verbi più efficaci:

Lo scoppio rase al suolo la torre. Thorvald ne ricavò un dito troncato, sotto gli occhi della povera Gwenda che spiava dai cespugli.
Meglio! Le frasi sono più corte e vanno dritte al punto, senza fiaccare il lettore e senza tralasciare informazioni. Sostituire verbo + avverbio con un verbo più adeguato è sempre un’ottima pratica:

Scese rapidamente al piano terra. -> Corse al piano terra.
“Vattene!” disse ad alta voce. -> “Vattene!” esclamò.
Gwenda guardò di nascosto dal buco della serratura. -> Gwenda origliò dal buco della serratura. (-> Gwenda origliò dalla toppa. :))
Esistono avverbi buoni, oltre a quelli cattivi? In un certo senso, sì.

Per capire la differenza, considera queste frasi: “Gwenda sorrise allegramente” e “Gwenda sorrise tristemente”. Quale delle due funziona meglio? La prima neanche tanto, perché il verbo “sorrise” già racchiude in sé il significato di “allegramente”. “Tristemente” invece ribalta il senso del verbo, dando vita a un effetto interessante (anche se stra-utilizzato, nel caso specifico dell’esempio :)).

“Killing me softly”? Ottimo!
“Killing me fiercely”? Buuuuuuu!!

Attenzione infine all’uso eccessivo di avverbi durante i dialoghi, nelle attribuzioni ai personaggi:

“Cosa credi di fare?” domandò Thorvald aggressivamente.
“Non è quello che pensi!”rispose Gwenda timidamente.
Anche qui l’uso di verbi più efficaci può risolvere il problema:

“Cosa credi di fare?” sbraitò/ruggì/grugnìThorvald.
“Non è quello che pensi!”mormorò/sussurrò/bisbigliò Gwenda.
E adesso, imprescindibilmentevolmente, gli esercizi:
  • Va’ a caccia di avverbi nei tuoi testi e prova a cancellarli: come suonano le frasi, più forti o più deboli?
  • Cerca quegli avverbi che modificano il significato del verbo invece di replicarlo. Stai utilizzando bene questa risorsa?
  • Cerca le combinazioni verbo + avverbio e tenta un verbo più adatto. Verifica se la frase scorre meglio.
  • Ultimo ma non ultimo: insegna all’autore di questo articolo come evitare l’uso epidemico di “finalmente” e “improvvisamente”! Te ne sarà eternamente grato... (ehm, l’avverbio mi è scappato, giuro!)
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domenica 24 febbraio 2013

"Eravamo una cosa sola" di Alfredo Mogavero [Rating 8]



Titolo: Eravamo una cosa sola
Autore: Alfredo Mogavero
Genere: Horror
Pagine: 428
Rating: 8/10




Dopo Six Shots edito da Edizioni XII, torno a presentarvi un opera dello scrittore Alfredo Mogavero.
Questa volta però non si tratta di una raccolta di racconti weird western, bensì di un romanzo autoconclusivo.
Un “horror post apocalittico” ben fatto e gratuito per giunta! Anche questo ebook conferma appieno la mia prima impressione sull’autore: Mogavero è davvero un ottimo scrittore. Premetto che il testo non è adatto a tutti. Presenta scene toste da digerire, che si rifanno ad un immaginario violento e privo di censure.
 
A me ha ricordato le cupe atmosfere del cartoon Ken il Guerriero, per chi ne avesse memoria, solo che il manoscritto di Mogavero è ambientato in una Terra devastata non da un esplosione atomica ma dalla dichiarazione pubblica del Papa sulla mendacità di tutto il credo cristiano, Messia incluso.
Secoli di fede e prescrizioni morali inceneriti in un istante: tutto una balla insomma. Questa è la scintilla capace di far saltare gli argini imposti alla brutalità insita nelle umane genti.
Scomparso il premio del paradiso promesso, perché dannarsi l’anima a rintuzzare i propri istinti più beceri?
E così si parte per quest’avventura nell’oblio delle coscienze umane, dove la morte e la barbarie sono sempre pronte a colpire, dove la natura selvaggia ha infine il sopravvento sulla civiltà. Nel 2026, l'anno di ambientazione della storia, la città di Roma è crollata, collassata sotto il peso delle dichiarazioni del Papa.
La stessa sorte è occorsa a tutto il mondo occidentale, ma questo non conta. Nel romanzo tutto ruota attorno alla città eterna. Ogni comunicazione con l’esterno si è interrotta, ogni collegamento con il resto del globo è reso inutile, poiché l’orizzonte degli uomini si è ridotto al quartiere, quando non alla singola via. Ogni passo oltre questo potrebbe significare la morte, un salto nel vuoto, dove predatori travestiti da profeti fanno proseliti a colpi d’arma da fuoco e spranghe.
I protagonisti sono due gemelli, uno dei quali ci offre il suo sguardo come narratore in prima persona. I due giovani sono sopravvissuti alla pazzia che dilaga fra quelli che un tempo erano i loro simili e che oggi sono divenuti maschere grottesche, parodie di un’umanità andata in malora.
Nuovi culti stravaganti e violenti sono sorti a riempire il vuoto lasciato dallo sfascio del cristianesimo. Proprio grazie alla descrizione sommaria di questi l’autore riesce a calarci in quest’ambientazione post apocalittica capace di coinvolgerci e rendersi credibile man mano che si procede con la lettura. Anche i personaggi funzionano egregiamente, pur non brillando per originalità.
Infatti a mio avviso ancor più dell’innovatività, è la prosa di Mogavero a fare di questo ebook un libro degno di esser letto, da tutti, a prescindere dai gusti.
Un horror apocalittico non certo rivoluzionario, ma scritto veramente bene e che si legge tutto d’un fiato, con la curiosità sempre presente di comprendere cosa abbiano in mente i due gemelli.
Le sorprese non finiranno anche una volta che il loro piano si sarà svelato al lettore in tutta la sua grandiosità visionaria.
Sì perché la contrapposizione fra l’orizzonte limitato degli uomini “abbruttiti” e la maestosità del progetto dei protagonisti è il fulcro dell’opera. Azione, sorprese e tanta violenza non riescono tuttavia a celare quello che è l’altro aspetto pregnante dell’ebook: il rapporto fra i gemelli.
Un’altra contrapposizione, una convivenza simbiotica di difficile lettura, che dona spessore al romanzo, ornandolo con sprazzi di buoni sentimenti che nel grigiore ossessivo della roma decaduta brillano come la fiammella di una candela in un androne buio. Dialoghi ben curati e impaginazione perfetta fanno di questo ebook un gioiellino delle autoproduzioni.
Unico appunto finale sulla tara generosa della resistenza degli uomini. Un maniaco del realismo a discapito di tutto, potrebbe forse storcere il naso in alcune situazioni dove le conseguenze di alcune colluttazioni sono forse sottovalutate. Sottigliezze, comunque per chi preferisce godersi un buon romanzo d’evasione! Per sintetizzare con un voto opterei per un 7,5 ma non amando le mezze misure, grazie anche al fatto che il romanzo ci venga regalato dall’autore, direi che un bell’8 ci possa stare.
Complimenti all’autore!

martedì 19 febbraio 2013

Strategia di Scrittura nº5: Usa i verbi nella forma attiva

Gran parte del materiale di questo articolo - esempi esclusi - è tratto e/o riadattato dal manuale “Writing Tools” dell’insegnante di scrittura Roy Peter Clark, che ringrazio immensamente!

L’uso dei verbi nella forma attiva produce azione, risparmia parole, chiarisce chi sta facendo cosa.

Nehru corre con tutto il fiato che ha in corpo. Salta una pozza d’acqua gelata, scavalca il relitto di un tronco, si fionda tra due rocce e ne emerge con il volto graffiato. Le orme si stagliano perfette sulla neve. Il nemico fuggedavanti a lui, ma non ha scampo.
(Nota anche l’uso del tempo presente, che immerge il lettore nell’immediatezza dell’esperienza e lo rende partecipe degli eventi narrati).

Evita quando puoi quelle forme verbali che aderiscono alla prosa come molluschi allo scafo di una nave, risucchiando la forza dei verbi attivi: “sembrava che”, “cominciò a”, “continuò a”, “doveva aver”, “avrebbe potuto”, “quasi come se avesse”... e così via, la lista è lunga. Ecco un esempio obbrobrioso per chiarire il concetto:

Gli sembra che il nemico abbia perso terreno, deve aver scelto il tragitto sbagliato nel labirinto di conifere. Nehru continua a camminare e comincia a seguire le tracce con più cautela, quasi come se Laktha lo stesse osservando dal suo nascondiglio.
Strappa questi crostacei dallo scafo durante la revisione, e la nave della tua prosa scivolerà in porto con fluidità e grazia. Applichiamo il concetto all’esempio – nei limiti concessi dalle mie capacità.

Il nemico ha perso terreno. Che abbia scelto il tragitto sbagliato nel labirinto di conifere? Nehru seguele tracce con più cautela lungo il cammino, nel timore che Laktha lo osservi dal suo nascondiglio.
Dipendendo dal contesto, meglio evitare anche verbi e complementi troppo gonfi di steroidi! Si corre il rischio di produrre una prosa surriscaldata, degna di riviste d’avventura e romanzetti rosa:

Nehru appioppa un pugno tremendo sul naso di Laktha e glielo sfonda con uno scrocchio nauseabondo. Il sangue zampilla alto come una fontana, inonda il suo volto contratto dall’ira.
Può anche passare, ma soltanto se il tono dell’intero testo è volutamente sopra le righe (power-death-epic-metal-fantasy come piace a me, per intenderci :)), altrimenti suona falso e ridicolo.

I verbi nella forma attiva sono ottimi non solo per esprimere l’azione fisica, ma anche quella interiore, emotiva:

Nehru odiava quella situazione con tutto se stesso. Sapeva che Laktha era un traditore della peggior specie e per questo lo disprezzava, ma non bramava affatto la sua morte.
L’azione può anche essere di tipo intellettuale, per rafforzare un ragionamento o una presa di posizione:

Io non tollero il tuo atteggiamento! La schiavitù è una mostruosità, lo affermo e lo ripeto. Chiunque creda altrimenti, lo definisco un pazzo.
Per concludere, un buon verbo attivo può anche rimediare alla confusione prodotta da certi usi del verbo essere. Per esempio:

C’erano nubi dappertutto nel cielo diventa Le nubi coprivanoil cielo.
E la forma passiva del verbo? George Orwell diceva: “Mai usare il passivo quando puoi usare l’attivo”, ma ovviamente esistono eccezioni. Niente di meglio di un verbo al passivo per richiamare l’attenzione su chi riceve l’azione, per enfatizzare la “vittima”:

Laktha venne percosso fino a perdere i sensi. Il suo corpo inerte fu calpestato e scalciato dalla folla, il suo volto venne coperto di sputi.
Non dite che ve l’ho detto io, ma la forma passiva risulta utilissima anche per occultare verità inconfessabili o per schivare dure responsabilità! Perché risolvere tutto con un semplice:

Ho analizzato i documenti e ammetto di aver commesso diversi errori.
quando posso cavarmela alla grande con:

I documenti sono stati analizzatie bisogna ammettere che sono stati commessi diversi errori.
Alzi la mano chi ha rivolto il pensiero ai nostri amati politici...

Ok, attiviamo i nostri cari esercizietti, per non cadere vittime della passività :))
  • Cerca i verbi passivi nel tuo testo: quando l’uso del passivo non è strettamente necessario, prova a trasformarli in verbi attivi e verifica il risultato.
  • Cerca i “molluschi” (“sembrava che”, “continuò a”...) avvinghiati allo scafo della tua prosa, strappali via ed osserva il miglioramento.
  • Cerca anche esempi di prosa “macho” o “feuilleton”, viziati da verbi super-pompati, e prova a fare una revisione.

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domenica 17 febbraio 2013

"Il Quinto Vangelo" di Carlo Santi [Rating 7]




Titolo: Il Quinto Vangelo
Autore: Carlo Santi
Genere: Thriller 
Pagine: 492
Editore: ciesse edizioni
Rating: 7/10





Il Quinto Vangelo è il secondo romanzo di Carlo Santi.
Come sempre, prima di affrontare una lettura, sbircio un po’ di pareri in giro per il web. Ho trovato che c’è chi loda questo romanzo e chi lo butta inesorabilmente giù. Come spesso accade, per me, la verità sta nel mezzo.
Qualcuno lo ha perfino definito un urban fantasy con un po’ di giallo, per me invece si avvicina più al thriller. La sua lettura, tra l’altro, è capitata in un periodo in cui mi sto dedicando a un’altro libro stupendo, di tutt’altro tenore: Oltre la bibbia del prof. Mario Liverani; un libro che, usando i metodi dell’archeologia moderna, ripercorre la storia del popolo eletto, mettendo in risalto quanto c’è di vero nell’Antico Testamento e quanto invece ha creato l’uomo. Ecco perché, forse, ho letto Quinto Vangelo, con un certo interesse.
L’idea che sta alla base del romanzo non è nuova.

Tre omicidi, quelli dei custodi dell’archivio e biblioteca Vaticana, e il furto di un manoscritto, scuotono l’opinione pubblica e minano la serenità dello stato Vaticano. Il testo trafugato, non è un testo qualsiasi, ma il Vangelo di Maria Maddalena, manoscritto che se divulgato, cambierebbe per sempre  l’immagine del Cristianesimo e della Chiesa stessa, perché non solo racchiude gli insegnamenti che Gesù le avrebbe impartito, ma vi si dice che l’incarico di fondare la Chiesa fu dato a lei  e non agli altri Apostoli, rendendo, di fatto, San Pietro un usurpatore che avrebbe, per gelosia, declassato Maria Maddalena da compagna e amata di Cristo e prima fra i suoi discepoli a  una squallida meretrice. Ancor peggio, cambia radicalmente il concetto di Dio come Padre, per sostituirlo con Dio-Madre e generatrice.
A capo degli omicidi  e del furto, c’è un’organizzazione segreta denominata «Il Crepuscolo», che da sempre tenta di rovesciare il papato.
Quel Vangelo è pericoloso, porterebbe inevitabilmente al crollo della Chiesa. Il mondo non è pronto per questa rivoluzione e il Papa incarica Tommaso Santini, capo di un organismo segreto del Vaticano, per il recupero del manoscritto affinché si mantenga la sua segretezza.
Il Risolutore inseguirà le tracce dell’organizzazione passando dall’Egitto, dal monastero di Santa Caterina, fino a Montecarlo e alla Germania. Non senza incappare nella magistrata Sonia Casoni,  che incaricata dalla magistratura italiana delle indagini, non si lascia convincere dalla ricostruzione che gli viene propinata dalla Santa Sede ed è decisa a scoprire la verità.

Amo i thriller e sicuramente il Vaticano con la sua cortina di segretezza si presta bene a un simile romanzo, l’idea come ho scritto è già sfruttata, ma il libro non è male. Io l’ho trovato piacevole anche se secondo me, per quanto riguarda lo stile, l’autore si perde troppo in spiegazioni a volte inutili:

“Jon scese dalla jeep, bianco come un lenzuolo appena lavato dalla migliore delle lavatrici e si mise a vomitare anche l’anima.”

Bianco come un lenzuolo era sufficiente no?
O  a volte si dilunga nello spiegare in che modo un osso esce dalla sua sede a causa di un colpo, con tanto di linguaggio specifico, rallentando la narrazione finendo per togliere quel ritmo incalzante che una scena di lotta deve avere.
Comunque è un libro che si lascia leggere, scorre bene e non manca di po’ d’ironia.
I personaggi sono abbastanza dettagliati e ben descritti. Ho amato la figura del Papa, non credo che nella realtà sarebbe così mentalmente aperto ma sarebbe bello, forse è proprio questa la componente “fantasy” del romanzo.
L’unica cosa che mi ha fatto un po’ storcere il naso è quel guizzo di poteri paranormali e il finale, mi aspettavo qualcosa di meglio, di meno scontato.
Un libro da un ottimo potenziale, non fosse stato per la narrazione un po’ troppo “ridondante” sarebbe stato sicuramente migliore.