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sabato 4 maggio 2024

Recensione: After dark di Haruki Murakami [Rating 7] - recensione a cura di Andrea Zanotti

 

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SINOSSI:

Tokyo, un quartiere che inizia a vivere quando cala il buio, strade dove le insegne di bar e night club restano accese fino all'alba. Dalla mezzanotte alle sette del mattino, alcune persone sono casualmente coinvolte in una squallida vicenda di violenza. All'Alphaville, un love hotel gestito da Kaoru, un'ex campionessa di lotta libera, una giovane prostituta cinese viene picchiata da un cliente che poi fugge. In una caffetteria poco distante, Mari, una diciannovenne studentessa di cinese in cerca di solitudine, sta leggendo un libro; Takahashi, un giovane musicista jazz disinvolto e chiacchierone, vorrebbe attaccare discorso ma si scontra con la sua reticenza. Tuttavia, quando Kaoru cerca qualcuno che faccia da interprete alla prostituta ferita, Takahashi, che con il suo gruppo sta provando in uno scantinato vicino all'albergo, le suggerisce di rivolgersi alla giovane. Mari viene cosi a contatto con un ambiente a lei estraneo, ma paradossalmente riesce a comunicare con le persone che vi incontra in modo spontaneo e profondo: per la prima volta vince la riluttanza a parlare di Eri, la sorella maggiore, caduta in un letargo volontario dal quale non sembra volersi svegliare. L'immagine della bellissima ragazza che sta per essere inghiottita nel nulla attraverso lo schermo di un televisore apre un pericoloso spazio onirico nel quale rischia in ogni momento di scivolare la realtà.


RECENSIONE:

After Dark è il primo romanzo di Haruki Murakami che leggo. Un romanzo asciutto, sia per volume, un 150 pagine, che per stile narrativo. Tutto si svolge a Tokio, nell'arco di una notte, durante la quale si incrociano i destini di diverse persone. Belli i dialoghi, gradevoli i personaggi e alcuni spunti di riflessione molto profondi e stimolanti. L’atmosfera onirica cala di pagina in pagina, avvolgendoci come una nebbia impalpabile senza quasi che ci si renda conto dell’essersi trovati improvvisamente al buio, col fiato corto e con un’angoscia crescente, per quanto difficile da comprendere. Merito dell’autore che mescola realtà e sogno con maestria e naturalezza. 

Mi lascia più perplesso il finale, pieno zeppo di punti di domanda. Non ho idea se sia un marchio di fabbrica di Murakami, assegnare al lettore il compito di darsi delle risposte, ma a me ha lasciato un po’ l’amaro in bocca, perché vanno bene i finali aperti, ma qui mi pare si siano sospese in aria intere linee narrative. Ad ogni modo, quando il viaggio è stato così piacevole, poco male se la meta finale non lo sia stata altrettanto, l’importante è esserci goduti il tragitto, e in questo Murakami non ha certo fallito. Un autore che approfondirò sicuramente. Voto 7


Andrea Zanotti



sabato 27 aprile 2024

Recensione: Alba di guerra di Cassern S. Goto [Rating 8] - recensione a cura di Andrea Zanotti

 

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SINOSSI:

È il quarantunesimo millennio. Da più di cento secoli l'Imperatore Immortale siede sul Trono d'Oro della Terra, dominatore di milioni di mondi, sovrano sanguinario e crudele di miliardi di creature. Ma ormai è solo una misera carcassa tenuta in vita da un'oscura tecnologia, signore di un pianeta che sta per scomparire, la cui sopravvivenza è affidata a un ultimo, esile filo di speranza: le truppe dei sovrumani Space Marine. Solo loro possono garantire la sopravvivenza del genere umano contro le ostili razze aliene, i demoni e le Legioni Traditrici. Ma per quanto ancora? La terza compagnia degli Space Marine del capitano Angelos sta combattendo una sanguinosa battaglia contro gli orki invasori: per salvare il pianeta Tartarus, Angelos deve lanciare i propri uomini in un'ultima, disperata azione, ma prima di tutto deve combattere contro i propri demoni interiori e affrontare la spirale di intrighi, inganni e segreti che potrebbe mettere a rischio l'esistenza stessa dell'umanità.


RECENSIONE:

Alba di Guerra di C. S. Goto è il primo romanzo della Saga Dawn of War, facente parte di una trilogia ambientata nel fantascientifico mondo di Warhammer 40.000, incentrata sulla figura del comandante Gabriel Angelos e dei suoi Corvi Sanguinari.

Romanzo gagliardo, ricco di scontri a fuoco, dalle schermaglie sino a veri e propri assedi a città. E’ il primo dei vari romanzi legati a quest’ambientazione che leggo nel quale siano coinvolte ben quattro fazioni differenti, Orki, Eldar, e Marine del Caos, oltre agli imperiali capeggiati da Angelos. Che dire, un vero spasso.

Ambientazione come sempre eccellente, descrizioni di armamenti e tattiche ai massimi livelli, data la presenza simultanea di più razze con le proprie caratteristiche specifiche. Non conoscendo per nulla gli Eldar, ne sono rimasto particolarmente affascinato, almeno quanto alla mia amata Aplha Legion. Il mio amore per la stella a otto punte, e alla sua profonda e ricca simbologia non ha tempo, impossibile rimanere indifferenti al suo fascino.

Scontri a tutto campo, imboscate e controreazioni, c’è tutto il necessario per intavolare un romanzo adrenalinico, realmente capace di tenere incollati a ogni singola pagina, rendendo difficoltoso il riporlo sul comodino, nel cuore della notte per concedersi il meritato riposo. In mezzo a quest’ordalia di fuoco e fiamme si ergono singoli personaggi capaci di affascinare per carisma e peculiarità varie. Assolutamente da leggere e godere sino in fondo. Consigliatissimo anche se oramai fuori produzione, in attesa che la nostra amata AlaNera edizioni lo faccia risorgere dalle ceneri. Qualche copia usata disponibile sul link amazon indicato sopra, oppure a buon mercato su ebay. Consigliatissimo. Voto 8.


Andrea Zanotti


domenica 10 marzo 2024

Recensione: Alien, guerra coloniale di David Barnett [Rating 6,5] - recensione a cura di Andrea Zanotti

 


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Sinossi:

Sulla Terra, il clima politico è bollente per la tensione fra le Americhe Unite, l’Unione dei Popoli Progressisti e l’Impero dei Tre Mondi. Il conflitto si estende ai margini della galassia e la colonia britannica di Nuova Albione rompe con l’Impero dei Tre Mondi.

Ciò potrebbe portare alla…

GUERRA COLONIALE

Intrappolati nel mezzo ci sono la giornalista Cher Hunt, lo scienziato Chad McLaren e il sintetico Davis. Nell’intento di scoprire chi ha causato la morte di sua sorella, Shy Hunt, Cher si rende conto che la storia è molto più grande di lei, mentre la missione di McLaren, che lo scienziato combatte da sempre al fianco della moglie Amanda Ripley, è fermare la creazione dell’arma più letale di tutte: lo Xenomorfo.

Le tracce conducono i tre a un impianto di trivellazione su LV-187.Qualcuno o qualcosa lo ha devastato e ne ha ucciso il personale, e la colpa ricade sui britannici. Quando arrivano le forze coloniali e infuria il combattimento, i contendenti vengono sopraffatti da uno sciame alieno. La loro unica speranza potrebbe risiedere nei Royal Marine della God’s Hammer…


Recensione:

Alien – Guerra coloniale di David Barnett, a quanto ho capito è il romanzo d’esordio di quella che dovrebbe essere una vera e propria Saga basata sui famosi film dei 20th Century Studios. Un nuovo filone che AlaNera Edizioni ha deciso di introdurre nel suo catalogo e che affianca le tradizionali sue pubblicazioni dedicate ai mondi di Warhammer. 

Il romanzo è piacevole e la storia scorre bene nelle sue 400 e passa pagine. Gli elementi per caratterizzare questo nuovo universo fantascientifico prendono corpo a mano a mano che la narrazione prosegue, lasciandoci intravvedere sullo sfondo delle azioni dei protagonisti principali l’ambientazione socio-politica e le rivolte in corso di svolgimento. Certo nulla di paragonabile all’immane epopea di Wh40k, questo è bene specificarlo subito, per evitare la formazione di aspettative fuori luogo. Si tratta ti piani differenti.

Adrenalina in buone dosi, tensione cinematografica stile film e zero censure ci accompagnano in questa avventura ricca di colpi di scena. Le diverse fazioni presenti nell’episodio ci permettono di ampliare la visione che per il resto rimane focalizzata sulla vicenda del mondo LV-187 trasformando il romanzo in una sorta di storia “spara e fuggi” dal buon ritmo, ma dalle basi un po’ troppo fragili per i miei gusti personali. 

Molto adatto agli amanti delle storie più leggere e agli appassionati della filmografia legata a questi diabolici alieni, utilizzati dagli ancor più diabolici umani, per i loro biechi scopi. Nulla di nuovo sotto al sole, homo homini lupus.

Veniamo alla questione realizzazione prodotto. Bella la cover, ma posso affermare con una certa sicurezza che da un certo punto del romanzo deve essere accaduto qualcosa a chi si occupava della revisione, perché a una prima parte ben curata, segue la seconda piena di refusi. 

Voto 6.5   

Segnalo che a fine romanzo c’è anche un contenuto extra dedicato ai possessori del gioco di ruolo Alien, edito in Italia da Wyrd Edizioni, uno scenario basato proprio sul romanzo. 


Andrea Zanotti


sabato 17 febbraio 2024

Recensione: Al Dio sconosciuto di John Steinbeck [Rating 7,5] - recensione a cura di Andrea Zanotti

 


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SINOSSI:

Romanzo "profetico" che prende il titolo dal discorso tenuto da san Paolo nell'Areopago di Atene, "Al Dio sconosciuto" fu pubblicato nel 1935 e tradotto da Eugenio Montale nel 1946. Racconta la storia di un contadino, Joseph Wayne, che lascia la vecchia fattoria del Vermont per traversare l'America e stabilirsi insieme ai fratelli in una fertile vallata della California. Le vicende, talora cruente, che si susseguono nella "terra promessa" raggiunta da questo indecifrabile sacerdote-colono, danno luogo a un quadro di sapore pagano - primitivistico - che Steinbeck ammanta di una luce sacrale.


RECESIONE:

“Al Dio sconosciuto” di John Steinbeck è un libro dalle atmosfere molto particolari. Credo appartenga a quella cerchia di produzioni letterarie per le quali non ci si riesca a dare una precisa spiegazione del fatto che riscontrino un così largo apprezzamento da parte del pubblico, eppure a propria volta, in sede di sincero giudizio si finisca con il trovarlo apprezzabile ed a consigliarlo. Un testo che parla alla parte più nascosta di noi, quella ancestrale ancora radicata nonostante tutto nella nostra interiorità, scavalcando di netto il filtro della mente.

"Al Dio sconosciuto" esplora temi profondi legati alla spiritualità, alla natura umana e al rapporto dell'uomo con la terra. La trama ruota attorno a Joseph Wayne, un contadino che gestisce con fratelli e famiglie, una fattoria, e sperimenta una connessione intensa con la terra e una sorta di deità presente nella natura circostante.

Non è un romanzo per tutti data la spiccata vena filosofica che lo percorre interamente e senza l’apprezzamento della quale, risulta poca cosa. Tutto ruota attorno al rapporto uomo/natura/fede, che viene esplorato anche grazie alle differenti inclinazioni dei fratelli. Ciò che maggiormente mi è piaciuto è l’ampio margine che Steinbeck concede alla riflessione del suo lettore, imponendosi di non fornire soluzioni precostituite, ma unicamente spunti di riflessione. Ad esempio, la natura potrebbe essere valutata in modi differenti dai lettori, anche diametralmente opposti, come assolutamente fedele a se stessa, ciclica e capace di autoregolarsi in modo divino, oppure all’inverso come terribile, dalla spietata indifferenze verso le umane vicissitudini.

Così avviene anche per i personaggi, l’indefesso Burton, uno dei fratelli del protagonista, grande religioso che potrebbe apparire agli uni come il più saggio, agli altri come un terribile bacchettone.  

Massima apertura d’interpretazione che non coinvolge solo attori e scenari, ma anche il finale. Insomma, un romanzo particolare che ho apprezzato, ma che non consiglierei a tutti. Voto 7,5

Andrea Zanotti 


sabato 27 gennaio 2024

Recensione: Per l’Imperatore di Sandy Mitchell [Voto 8] - recensione di Andrea Zanotti

 


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Sinossi:

Il Commissario Ciaphas Cain – eroe dell’Imperium e rinomato in tutto il settore per il suo coraggio e il suo valore – viene inviato per aiutare a mantenere l’ordine su un mondo avamposto ai confini dello spazio T’au. Ma quando l’ambasciatore alieno viene assassinato e la situazione sfugge rapidamente di mano, Cain e il suo reggimento di Valhalliani si trovano nel bel mezzo di una guerra. Mentre la Guardia Imperiale lotta per contenere un’insurrezione civile globale, riuscirà l’astuto Commissario Cain a scoprire l’identità del vero antagonista prima che il pianeta venga perso nell’Imperium per sempre?


Recensione:

Nuovo romanzo della serie di Warhammer 40.000 edito da AlaNera edizioni: oggi vi parlo di “Per l’Imperatore” di Sandy Mitchell. Vi anticipo che anche questa volta il divertimento e la soddisfazione sono stati abbondanti, per cui torno a ringraziare l’editore per aver portato in Italia anche questo lavoro. 

Il protagonista di questa storia, Ciaphas Cain, nonostante nella nostra lingua il nome possa far sorridere, è un commissario ed eroe dell’Imperium, rinomato in tutto il settore per il suo coraggio e le sue innumerevoli imprese. La cosa bella però è che lo è diventato in modo del tutto involontario, non per un innato carisma e sprezzo del pericolo, quanto per coincidenze ed eventi apparentemente fortuiti. Ciaphas Cain, infatti, è più interessato alla propria sopravvivenza che a quella dell’Impero. Il suo fine ultimo è quello di preservare la propria incolumità, in ogni modo, anche se pare proprio che nell’ottemperare a questa sua massima priorità ed aspirazione del tutto egoistica, il fato, o forse la volontà stessa dell’Imperatore, gli facciano compiere azioni volte a glorificare l’Impero e la sua personalità. 

L’autore è abilissimo nel tessere le trame adatte a far spiccare le doti di sopravvivenza del protagonista, per poi capovolgerle a favore dell’Impero tutto, condendo la storia con generose dosi di ironia. Bella vicenda, begli scontri, colpi di scena, non manca nulla. Soprattutto il contrasto fra l’indole furbesca del nostro commissario, paragonata con lo stoicismo degli altri Inquisitori e Commissari presenti nelle altre Saghe di WH40K. Penso ai vari integerrimi e irreprensibili Eisenhorn, o Severina Reine. Il nostro Ciaphas è di tutt’altra pasta, anche se sotto sotto, forse è solo la sua capacità di prendersi meno sul serio, di alleggerire le varie situazioni, a renderlo differente dai suoi monolitici colleghi, ma il carattere e la tempra non sono da meno. Gran bel personaggio. Consigliato anche questo lavoro. Complimenti ad AlaNera anche per la minor quantità di refusi presenti nel testo. Passi avanti ben venuti! Voto 8


sabato 11 novembre 2023

Recensione: Mr Gwyn di Alessandro Baricco [Rating 8] - recensione a cura di Andrea Zanotti

 

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Sinossi:

Jasper Gwyn è uno scrittore. Vive a Londra e verosimilmente è un uomo che ama la vita. Tutt'a un tratto ha voglia di smettere. Forse di smettere di scrivere, ma la sua non è la crisi che affligge gli scrittori senza ispirazione. Jasper Gwyn sembra voler cambiare prospettiva, arrivare al nocciolo di una magia. Gli fa da spalla, da complice, da assistente una ragazza che raccoglie, con rabbiosa devozione, quello che progressivamente diventa il mistero di Mr Gwyn. Alessandro Baricco entra nelle simmetrie segrete di questo mistero con il passo sicuro e sciolto di chi sa e ama i sentieri che percorre. Muove due formidabili personaggi che a metà romanzo si passano il testimone, e se a Mr Gwyn tocca mischiare le carte del mistero, la ragazza ha il compito di ricomporne la sequenza per arrivare a una ardita e luminosa evidenza.


Recensione:

Mr Gwyn di Alessandro Baricco mi è stato consigliato da un amico il cui intuito stimo molto, per cui, nonostante l’iniziale cautela con la quale mi sono approcciato a questo romanzo, posso tranquillamente affermare che il consiglio si è rivelato molto buono. Si tratta del primo romanzo di Baricco che leggo e devo ammettere che il successo di questo autore è del tutto meritato. Una storia originale, portata avanti da un personaggio bizzarro, simbolo vivente dell’artista vero, quello tutto genio e sregolatezza, imprevedibile nelle azioni quanto nelle creazioni. 

Bello e accattivante, il racconto prende sempre più, arrivando a lambire passaggi che oserei definire esoterici, di certo contraddistinti da livelli di lettura multipli, capaci di toccare l’anima in ogni caso, smuovendo sentimenti e toccando corde profondamente annidati negli abissi del nostro “io”.

Un libello agile, ma carico di contenuti, denso di significati, piacevolissimo ma con ampi margini di riflessione, soprattutto in merito alle sensazioni evocate con eleganza e garbo. Devo dire che mi ha molto colpito e invogliato a leggere altri lavori dell’autore. Grazie, ottima lettura, di certo consigliata a tutti. Voto 8


Andrea Zanotti

domenica 8 ottobre 2023

Recensione: Legami d'onore di Rachel Harrison [Rating 8] - recensione a cura di Andrea Zanotti

 


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Sinossi:

Intransigente e feroce, la commissaria Severina Raine ha sempre servito l’Imperium con la massima distinzione. Di stanza nell’Undicesimo Fucilieri Antari, infonde ordine e coraggio di fronte all’orrore assoluto. Ma l’orrore assume molte forme e la fede incrollabile di Raine sta per essere messa alla prova. Il culto del Caos noto come i Vedenti sta invadendo le Stelle di Bale, ottenebrandone i mondi con la propria oscura presenza. Per contrastare tutto questo è in corso una grande campagna militare, guidata dall’illustre eroe, il Lord Generale Militante Alar Serek. Un’impresa che, se portata a termine, libererebbe il quadrante dalla tirannia e dalla schiavitù, il cui prezzo però dovrà essere pagato con il sangue. Mentre Raine e gli Antari vengono coinvolti nel conflitto, oscuri segreti sorgono alla luce… Segreti che potrebbero fare chiarezza sul travagliato passato di Raine. Solo abbracciando il proprio dovere e rimanendo devota alla fede nell’Imperium e ai dogmi del commissariato potrà sperare di sopravvivere a questa ordalia mortale.

Ma anche così, potrà essere certa che sarà sufficiente?


Recensione:

Eccoci con un nuovo romanzo legato al mondo di Warhammer 40.000: Legami d’onore di Rachel Harrison, edito da Ala Nera Edizioni. Un bel tomo di più di 500 pagine, compatto e ben fatto, in perfetta aderenza all’universo di WH40k. Nulla da dire, al momento devo ancora trovare un lavoro basato su questa ambientazione che non mi sia piaciuto, e visto che con il tempo riscontro la tendenza ad accontentarmi sempre meno, credo sia un ottimo risultato. 

Premetto che nella marea di unità e fazioni di questa sterminata ambientazione, i Fucilieri Antari, ossia le truppe di fanteria standard dell'Astra Militarum, precedentemente noto come Guardia Imperiale, pur costituendo la spina dorsale delle forze di combattimento umane sul campo di battaglia, non sono mai state fra le mie predilette. Fra le mille particolarità di truppe d’élite, questi soldatini, ben disciplinati, mi sono sempre parsi i fratellastri bistrattati e meno evocativi. Devo ammettere però che in questo romanzo hanno saputo farmi ricredere e la pletora di personaggi più o meno principali, mi hanno conquistato. Alcuni, brutti, sporchi e cattivi, hanno arricchito un immaginario archetipico troppo legato altrimenti alla ferrea disciplina e all’onore. In questo Rachel Harrison è stata maestra, amalgamando e intessendo una trama capace di aggiungere ai diversi scontri a fuoco, su più o meno vasta scala, elementi di indagine e mistero ben spesi. 

La lettura scorre piacevole anche grazie ai rivali del Caos. Poco da fare, io sono sempre un loro grande estimatore. Questi pazzi invasati, adoratori di pratiche folli e blasfeme, hanno sempre un loro fascino, e i Vedenti non sono certo da meno. Avversari degni di rispetto e tosti, dall’inizio alla fine. 

Altro gran colpo di Ala Nera Edizioni, che non posso che ringraziare nuovamente. Voto 8, consigliatissimo!


sabato 30 settembre 2023

Recensione: Il diritto di esistere di Elettra G. Cormak [Rating 7.5] - a cura di Andrea Zanotti

 


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Opera: Il diritto di esistere

Autore:  Elettra G. Cormak 

Genere: Thriller, poliziesco

Editore:Nua Edizioni 

Rating: 7,5

Sinossi:

Ethan Wells, giovane avvocato afroamericano nato a Vicksburg, in Mississippi, è perseguitato dal ricordo dell’efferata strage della sua famiglia, perpetrata per motivi razziali. Vent’anni dopo lo sterminio, è la melodia di un violino ‒ udita in un pub newyorkese ‒ a riportare a galla un particolare della sua vita che pensava di aver sepolto per sempre: per un caso fortuito, proprio in quello stesso pub, Ethan si ritrova faccia a faccia con l’assassino dei suoi familiari.

Inizia così una lunga caccia al nemico, senza esclusioni di colpi. Durante le sue indagini, Ethan conosce Julia, la sua futura moglie, e ritrova Tommy, un amico d’infanzia. Nella febbrile ricerca di elementi incriminanti a carico dell’assassino, Ethan si troverà a fronteggiare le insidie degli apparati criminali e a scoprire sconcertanti verità, anche sulle persone a lui più vicine.

In un susseguirsi di avvenimenti e inquietanti retroscena, la strada per ottenere giustizia appare tortuosa ma Ethan non si arrenderà fino alla risoluzione finale.


Recensione:

Il diritto di esistere di Elettra G. Cormak, pseudonimo della nostra Peg Fly, Grazia Cormaci, è un thriller a carattere giudiziario che ci porta direttamente agli inizi degli anni 70, negli Stati Uniti d’America.

Un romanzo giallo a tinte cupe, che ci farà esplorare i bassifondi non solo dell’America infarcita di razzismo, ma dell’animo umano stesso. Un romanzo impegnativo sia per trama che per contenuti, affrontando l’annosa questione dei soprusi razziali, tirando in ballo rapporti più o meno espliciti fra politica, malaffare e organizzazioni quali il Ku Klux Klan. 

Gli avvenimenti narrati risalgono all’epoca di Nixon presidente, ma per attualità di tematiche potrebbero tranquillamente essere ambientati oggi giorno. Purtroppo, pare che il mondo non abbia fatto grandi progressi a riguardo, e le cronache sono zeppe di eventi di sangue che sottendono a trame e affari loschi e patti coi demoni dell’avidità e malaffare. 

I personaggi sono ben costruiti, ognuno con il suo bagaglio di scheletri nell’armadio, fondamentali per renderli credibili e robusti. Altrettanto funzionali e funzionanti sono i dialoghi, sempre a tono e naturali. Pregio non da poco per far sì che il ritmo di questa tipologia di opere rimanga sempre sostenuto per l’intero suo corso. L’autrice con la sua prosa scorrevole e limpida centra questo obiettivo appieno.

Un giallo che ha il pregio di infittirsi pagina dopo pagina, facendoci vivere con grande partecipazione l’esperienza tragica del giovane avvocato afroamericano, protagonista della vicenda. Più le sue indagini procedono (e si intestardiscono), mosse dalla più becera sete di vendetta, più sembra sia il Karma stesso a punirlo prendendo le sembianze dei vari uomini del malaffare. Sarà necessario che il protagonista compia questo viaggio negli inferi della brutalità umana per poter giungere al gran finale fra mille vicissitudini, nelle quali l’autrice non ci risparmia la crudezza di una realtà spietata che non guarda in faccia a nessuno. Non ci sono amori, amicizie e giustizia che possano arginare la spietatezza dell’uomo. Un labirinto di indizi e piste che sembrano non portare a nulla, ma che celano eventi che vanno oltre le congetture del protagonista… e del lettore! 

Sarà il finale esplicativo, molto ben gestito e capace di far ordine nei diversi tasselli collezionati durante la lunga e tortuosa ricerca del nostro avvocato/detective, a mostrarci l’intero affresco. Il romanzo è ben pensato e strutturato e non certo facile da prevedere nei suoi risvolti, cosa fondamentale per il genere trattato. 

Ultima nota in merito alla cura del testo: complimenti all'editore, praticamente un testo a zero refusi. 

Per concludere, non sono un grande appassionato ed esperto dei thriller polizieschi, nei quali il minimo indizio può far la differenza fra la vita e la morte, ma sono convinto che questo romanzo possa appassionare anche i più accaniti estimatori del genere. Non rimarranno delusi! 

Consigliato, Rating 7,5


domenica 17 settembre 2023

Recensione: L'eredità di Falco. Battle Mage di Peter A. Flannery [Rating 5] - a cura di Andrea Zanotti





Sinossi:

Il mondo sta cadendo sotto l'ombra ardente dei Posseduti e solo il potere di un Mago da battaglia può salvarlo. Ma l'antico legame con la razza dei draghi sta venendo meno. Di quelli che rispondono alla convocazione, troppi sono Draghi Neri e i Draghi Neri sono i nemici dell'umanità. I Draghi Neri sono pazzi… Falco, l'unica persona che potrà salvare il mondo dalla catastrofe, è un debole in un mondo di guerrieri, ma peggio ancora è figlio di un pazzo. Spinto dal dolore per avere inconsapevolmente permesso a un’orda di demoni di distruggere il suo villaggio, Falco prende una decisione che lo porterà sull'orlo della disperazione. Nel disperato tentativo di fare ammenda, il ragazzo decide di seguire i suoi amici all'Accademia della Guerra, una scuola di addestramento d’élite dedicata all'eccellenza marziale. Ma mentre i suoi amici fanno progressi, Falco lotta per superare i suoi dubbi e la sua insicurezza. Anche la Regina nutre seri dubbi su di lui. E mentre la Regina cerca di unire i regni contro i Posseduti, Falco lotta per superare le sue paure. Riuscirà a sbloccare il potere intrappolato in lui o soccomberà alla follia e all'omicidio come suo padre?


Recensione:

Battle Mage, l’eredità di Falco di Peter A. Flannery è un fantasy classico. 

460 pagine per questo primo volume, capostipite di una saga che non sono riuscito a quantificare. Portato in Italia da Armenia, mi pare il tipico caso di un romanzo che avrebbe tranquillamente potuto rimanere oltralpe, senza costituire una perdita per gli amanti del genere di italico idioma. Teoricamente adatto ad un pubblico giovane, grazie ai protagonisti imberbi, ammorba dall’inizio alla fine con battibecchi fra ragazzini e dubbi adolescenziali talmente stereotipati da rasentare il grottesco. 

Tralasciando lo stile piatto e uniforme della prosa dell’autore, ciò che lascia sbalorditi è il nulla protratto per quasi cinquecento pagine. 

E che dire del finale? Altro che mozzato con l’accetta, qui sembra di trovarsi innanzi a un lunghissimo e monotono preambolo, e finalmente, quando si intravvede all’orizzonte un po’ d’azione ci imbattiamo nella parola FINE. Non saprei dire se sia opera dell’Armenia, oppure se anche l’originale abbia adottato questa scelta, assolutamente non condivisibile. 

Spiace, perché alle volte Flannery lascia intravedere degli spunti interessanti baluginare fra i miasmi soporiferi del vuoto. La suddivisione delle diverse truppe, le relative manovre insegnate ai cadetti, e le possibili sotto trame, fra tradimenti e lotte di potere, e la fazione dei cattivi, potrebbero anche essere interessanti, ma sono e rimangono appunto spunti in un mare di tedio e noia protratta per lunghissimi tratti. Se il fantasy in Italia perde inesorabilmente pubblico, credo sia dovuto anche a scelte folli come quella di tradurre romanzi come questo. C’è da chiedersi se chi prende queste decisioni abbia mai letto fantasy in vita sua. Voto 5.

Andrea Zanotti    


 

domenica 25 giugno 2023

Recensione: Notte dei coltelli. Una storia dell'impero Malazan di Ian C. Esslemont [Rating 8] - recensione a cura di Andrea Zanotti

 


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Sinossi:

La piccola isola di Malaz e la sua città hanno dato il nome al grande Impero, ma ormai sono poco più di uno squallido porto dimenticato. Stanotte, però, è diverso. Stanotte ci sarà l’apparizione di una Luna d’Ombra, un evento che si verifica una volta sola nell’arco di una generazione e che minaccia la gente di Malaz evocando creature demoniache e presenze oscure. Mentre le fazioni all’interno dell’Impero si preparano alla conquista del Trono imperiale, una creatura antica e potente attacca l’isola. A testimoniare questi eventi catastrofici ci sono Kiska, una giovane e talentuosa ragazza che desidera andarsene dalla città, e Temper, uno stanco veterano. Ognuno di loro avrà un ruolo ben preciso in questo conflitto che determinerà non solo il destino della città di Malaz, ma di tutto l’Impero… Attingendo dagli eventi descritti nel prologo del famoso fantasy di Steven Erikson, I giardini della Luna, Notte dei coltelli è un importante capitolo nella storia dello straordinario mondo di Malaz.


Recensione:

Oggi vi parlo, e lo faccio con immenso piacere, di Notte dei Coltelli di Ian C. Esslemont. Per chi non lo sapesse si tratta del primo romanzo di questo autore tradotto in italiano, dopo lunghi anni di attesa, visto che Esslemont è il co-inventore dell’universo legato all’impero Malazan di Steven Erikson. Si da il caso che Erikson sia il mio autore fantasy preferito, e di gran lunga, per cui capite bene quanto attendessi di scoprire gli “spezzoni” di mondo generati e gestiti dal suo compare Esslemont. 

Erikson ha dato i natali alla Saga fantasy più incredibile e irraggiungibile mai partorita da mente umana, a mio parere, pagine d’epica così sontuosa da esser paragonate nei casi più riusciti ai testi di mitologia classica. Confesso che dalla curiosità di scoprire Esslemont ero arrivato al punto di iscrivermi a un dannato corso di inglese. Grazie al cielo la Fanucci si è decisa a evitarmi questa faticaccia immane, date le mie lacune ancestrali nell’apprendere idiomi differenti dal mio, vedasi i 13 anni di tedesco studiati a scuola ed i relativi scarsi risultati.

Senza perdermi oltre vediamo se le mie smodate aspettative siano o meno state saziate da questo volume I, Una storia dell’Impero di Malazan. 

Inizio con il dire una cosa scontata. Essemont non è Erikson, e lo capiamo sin dall’aspetto sottile del suo libro rispetto ai soliti tomi del più blasonato co-autore del mondo Malazan. Questo può essere anche un pregio, per certi versi, ed in effetti lo è, per chi cerca la rapidità e il ritmo serrato. Esslemont infatti cincischia meno, si perde più raramente in divagazioni varie rispetto al suo compare. Che sia un bene o un male è difficile giudicarlo, almeno per me, in quanto Notte dei Coltelli parte avvantaggiato dal fatto che l’ambientazione mi è familiare, dopo le 10.000 pagine di Erikson lette in questi anni. Eppure, il diverso approccio, che nello specifico va ad indagare eventi racchiusi praticamente nel corso di una singola nottata, riesce a evocare un sacco di personaggi e vicende vissute nelle storie di Erikson. Difficile quindi valutare come potrebbe risultare senza questo bagaglio pregresso. Ad ogni modo, fatta questa precisazione, posso tranquillamente affermare che il romanzo mi sia piaciuto molto, che scorra rapido e piacevole e che goda appieno delle atmosfere create da Erikson. È proprio come tornare a calcare il suolo natio dopo anni d’esilio. Bello, bello, bello. 

Al solo sentir nominare personaggi tanto amati, ma persi di vista per così lungo tempo, immagini del passato riemergono con naturalezza, donando maggior spessore all’opera di Esslemont. Vivamente consigliato!


Andrea Zanotti       



sabato 10 giugno 2023

Recensione: Nexus +Altre Storie [Rating 8] - recensione a cura di Andrea Zanotti

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Sinossi:

In una galassia assediata dalla guerra, dove gli Adeptus Astartes sono tutto ciò che resiste all’annientamento, gli Ultramarines sono dei modelli: nobili, onorevoli e vincolati a difendere l’umanità. Là dove l’alieno, la strega e l’eretico minacciano l’Imperium, si ergono gli Angeli della Morte.

Il Fratello-Sergente Allectius conduce una brutale guerra di logoramento, apparentemente senza fine, contro un nemico xeno. Ma quando i vili necron scatenano una misteriosa coltre su di lui e sulle persone che protegge, Allectius deve portare la sua battaglia oltre le mura… poiché ancor più della semplice vittoria, ora c’è in gioco la loro stessa sopravvivenza.

Oltre a questo, nel libro troverai una pletora di racconti perfetti per conoscere e approfondire il mondo fantastico di Warhammer 40,000.

Nexus Thomas Parrott
Kraken Chris Wraight
Redentore Guy Haley
Prova di Fede Thomas Parrott
Le Ore Oscure Rachel Harrison
Veloce come il Fulmine Peter McLean
Persi in Combattimento Dan Abnett
La Cattedrale di Cristallo Danie Ware
Parlare all’Unisono Guy Haley
Dove c’è un Warp c’è un Pazzaggio Mike Brooks
Redenzione su Dal’yth Phil Kelly
Attraverso il Vuoto J C Stearns
Luce di un Sole di Cristallo Josh Reynolds
Guerra nel Museo Robert Rath
Braccati Steve Parker
Dovere fino alla Morte Marc Collins


Recensione:

Nexus + altre storie è uno degli ultimi tomi prodotti da Ala Nera Edizioni. Per chi ancora non la conoscesse questa casa editrice si è assunta l’onere/onore di portare in Italia tutto lo scibile prodotto all’estero sui mondi collegati a Warhammer, sia nella sua versione fantasy che in quella futuristica legata, ossia WH40k. 
Oggi vi parlo di Nexus, antologia composta da numerosi racconti capaci di presentarci i diversi protagonisti dell’universo di Warhammer 40.000. 
Difficile descrivere questo affascinante costrutto della fantasia, ma al contempo credo che una definizione semplice e concisa possa far capire bene e mi possa far risparmiare pagine e pagine di fuffa: WH40k è un’ambientazione MOSTRUOSA. Una mole di razze, eserciti, truppe speciali, mondi, mondi astrali e psichici, capaci di amalgamarsi fra loro in modo ineccepibile, donando al tutto una profondità impossibile da pareggiare. 
Innanzi a cotanta spettacolare sovrabbondanza, un profano potrebbe trovarsi spaesato, incapace di comprendere da dove iniziare. Già, perché questo universo è il frutto dell’opera di diversi autori, ognuno dei quali ha aggiunto il suo personale contributo per ampliare il nucleo centrale di questa grande opera. 
Con tutto l’amore e la riconoscenza che provo per Ala Nera che finalmente mi ha concesso di leggere questi capolavori in italiano, devo confessare che non mi pare stiano facendo un ottimo lavoro nell’aiutare chi non conosce questi mondi, pubblicando saghe in ordine sparso senza i dovuti chiarimenti. Almeno non sul loro sito. Detto questo, veniamo a Nexus, perché mi pare sia l’opera che faccia al caso nostro. Chi mi conosce sa che non amo le antologie e i racconti medio/brevi. In questo caso invece mi sento di consigliare questa raccolta proprio a chi dovesse avvicinarsi all’universo di WH40k. Si tratta infatti di un’occasione d’oro per poter comprendere appieno la grandiosità di quest’ambientazione e di farsi una prima idea su quelle che possono essere le razze/eserciti/ambientazioni che maggiormente lo attraggono. 
La qualità dei singoli lavori è molto buona, le traduzioni ineccepibili e il formato perfetto. Un lavoro certosino quello di Ala Nera che ha raccolto le grandi penne legate a questa ambientazione in modo tale da poterci far assaggiare le differenti sfaccettature che offre WH40k. Dagli sterminati campi di battaglia, alle singole azioni di sparuti Kill Team. Dalle azioni eroiche di un singolo personaggio alle gesta di intere squadre d’elité. E poi c’è spazio per tutte le differenti fazioni, dai rinnegati del Caso, alle navi Alveare, dall’Adepta Sororitas ai sanguinari Eldar, passando per i Tiranidi alla Guardia d’Oro dell’Imperatore. Insomma, un’opera da non lasciarsi assolutamente sfuggire, anche perché, purtroppo, Ala Nera ha il viziaccio inspiegabile di non procedere tanto spesso alle ristampe. Siete avvisati!   

domenica 21 maggio 2023

Recensione: Sweet Jane di Paolo Perlini [Rating 7] - recensione a cura di PegFly

 


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Titolo: Sweet Jane

Autore: Paolo Perlini 

Editore: Catartica Edizioni

Genere: narrativa - Yung/adult

Prezzo: cartaceo Euro 15,20 

Rating: 7

Trama:

L’11 ottobre del 1980 inizia il cammino che porterà la nazionale di calcio italiana a qualificarsi per i Mondiali di Spagna. È anche l’inizio dell’amicizia fra Michele e Roberto, entrambi orfani e compagni di scuola. Il primo vive in un paese di montagna con gli zii, il secondo a Verona con la matrigna Giovanna, una donna seducente che amministra i suoi numerosi beni. Michele, che segue con interesse la competizione calcistica è destinato a non vedere nemmeno una partita: Giovanna applica su di lui strategie di gioco che lo turbano. Anche la finale dell’11 luglio a Madrid, allo stadio Santiago Bernabéu, passa in secondo piano. Perché quella sera Giovanna gli chiede una cosa che lui non è in grado di fare: uccidere.


Recensione:

È il primo romanzo che leggo di questo autore, e devo dire che non mi ha lasciato indifferente. Un libro scritto veramente con stile e sobrietà. 

La storia inizia e si svolge da Piazza Bra al mare di Gallipoli. Un viaggio intrapreso del protagonista a volte a bordo di una Fiat 127, o sullo scompartimento di un treno. La storia ci riporta a quei lontani anni ’80, agli usi, ai costumi, alla politica e perché no, alla vita del nostro protagonista che la vive come tutti i ragazzi di quell’epoca, tra il mare e le partite di calcio. Ma tutto prende una brutta piega, quando Salvatore, marito di Giovanna, vola giù dall’ultimo piano e danno la colpa a Michele diventato l’amante della donna, grazie alla falsa testimonianza di una persona e che per colpa di questi deve scontare lunghi anni di prigione. 

Ma è stato veramente lui a uccidere Salvatore? Qual è la verità? 

L’originalità di questo romanzo, è il modo in cui l’autore ci proietta all’interno della storia, ossia attraverso una radio con cui lui segue la cronaca in diretta delle partite di calcio che portarono in trionfo la Nazionale Italiana in Spagna nella rovente estate del 1982 e dall’altra, sulle note di una canzone, “Sweet Jane” di Lou Reed, - da qui il titolo. 

Il clima è surriscaldato dall’animosità con cui si seguono le vicende sportive che bloccò davanti allo schermo o alla radio l’Italia da nord a sud. Michele, il protagonista, si barcamena tra partite di calcio e gli iniziali scompigli amorosi. Ciò nonostante, Michele, che segue con interesse la competizione calcistica è destinato a non vedere nemmeno una partita, poiché l’ammaliante Giovanna applica su di lui strategie di gioco che lo turbano, fino a chiedergli di uccidere qualcuno... (e non vi svelo chi). 

Al cuor non si comanda, e lui, come tutti i giovani, si infatua della dolce Giovanna, (Sweet Jane) la seducente matrigna di un suo compagno di scuola. Una donna senza scrupoli che non ci mette molto a sbarazzarsi di chi intralcia i suoi piani diabolici. Come i tre uomini che per lei erano stati solo un ostacolo o delle pedine per raggiungere la ricchezza. 

L’intreccio si divide tra l’incipit dove il lettore viene introdotto all’interno della vicenda, dandogli così il tempo ad abituarsi allo svolgimento, ossia a quello che segue dalle azioni del nostro protagonista. Qui la struttura narrativa si fa pressante, veloce e con un ritmo piuttosto incalzante, nonché avvolto da un certo sarcasmo, il tutto arricchito con alcuni colpi di scena intrisi di mistero dalle tinte noir. Ma intendiamoci, l’intera narrazione ha un senso logico soprattutto grazie all’escamotage del personaggio principale, “Michele” e alla bravura dell’autore che tiene il lettore col fiato sospeso sino alla fine. 

Considerazioni personali

L’intreccio convince, soprattutto per lo stile sobrio e insolito dell’autore che aiuta alla lettura, focalizzando inoltre l’attenzione del lettore su quei particolari importanti per il prosieguo della narrazione e a comprendere quindi la psicologia sia del personaggio principale sia degli altri, dall’amico Roberto orfano come lui, alla procace e furba Giovanna annoiata della sua vita sentimentale che amministra i beni di Roberto, anche lui succube della donna. La lettura si approfondisce nella parte centrale del romanzo, grazie alle esperienze adolescenziali di Michele, riportandone a galla i coinvolgimenti emotivi di un’età immatura dalla quale ci si aspetta tanto, ma che alla fine sono proprio questi a farti diventare adulto in un mondo che non aspetta altro che giocarti il tiro mancino.

 Un libro dalle note leggere ma che lasciano il segno con le sue sofferenze e descrizioni aguzze fino a ferire l’animo di chi legge. 

Complimenti all’autore, voto: sette.

Peg Fly


venerdì 12 maggio 2023

Recensione: Mixing di Dada Montarolo [Rating 8] - recensione a cura di Andrea Zanotti

 


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Titolo: Mixing

Autore: Dada Montarolo

Editore: Gabriele Capelli Editore

Formato: Kindle e cartaceo

Genere: Romanzo

Prezzo: Euro 6 ebook; Euro 16,50 copertina flessibile

Rating: 8

Sinossi:

L’atmosfera vellutata del bar di un grande albergo in montagna fa da cornice ai ricordi del barman: la stagione sta finendo e lui ripensa a dodici clienti seduti al suo bancone. Ognuno di loro gli ha chiesto un cocktail diverso e raccontato una storia: un archeologo la scoperta della terra misteriosa finora oggetto di sole congetture, un giornalista la notizia sconvolgente che sta per pubblicare, un campione sportivo il motivo rimasto sconosciuto del suo ritiro e così via.

Davanti al bicchiere affiorano i segreti, le debolezze e i sogni di personaggi in apparenza privilegiati, finalmente capaci di guardare dentro se stessi con la complicità di un ascoltatore attento e silenzioso.

Questo libro è dedicato a tutti coloro che almeno una volta nella vita hanno sentito l’impulso di confidarsi con uno sconosciuto. Se poi lo abbiano fatto davvero è irrilevante.

Più che con uno sconosciuto avevano bisogno di parlare con se stessi.

E un barman può essere lo specchio che stavano cercando.


Recensione:

Alzi la mano chi non ha mai sognato almeno una volta nella propria vita di essere un barman di un grande locale alla moda, o di una nave da crociera, o similari? Essere l’uomo dei cocktails non significa solo essere un moderno speziale, una sorta di alchimista padrone di gusti, sapori e profumi, un dotto in cromoterapia e aromaterapia, ma anche, e soprattutto, saper ascoltare e comprendere il cliente. Divenire in parte psicologo e in parte motivatore, mantenendo le giuste dosi fra i due e il giusto distacco e aplomb, in tutte le possibili circostanze. E come ben sappiamo il mondo è ricco di esemplari umani di svariate tipologie, ancor più se parliamo dei frequentatori di un prestigioso bar di un grande hotel. Insomma, anche una buona scorta di pazienza e savoir-faire non guastano di certo.

Dove voglio arrivare con questo preambolo? No, amici, non sto per sponsorizzare un Master per diventare barman professionista, né per confessare di voler appendere carta e penna al chiodo per sostituirli con mixer e shaker. Voglio semplicemente presentarvi l’ultimo lavoro di Dada Montarolo. 

L'autrice che abbiamo conosciuto su queste pagine recensendo il suo Millaria – Il tempo dell’inganno, edito da Delos Digital, e che oggi ritroviamo in un differente ambito, con Mixing, edito da  Gabriele Capelli Editore. 

Ecco, prima di sognare di trovarci al di là del bancone, immersi nel fascinoso lucore di bottiglie e liquidi ambrati, abbiamo l’occasione di assaporare ciò che potrebbe attenderci. L’autrice ci permette infatti di calarci nei panni del barman di un grande e sfarzoso hotel di montagna, fronte lago. Dada Montarolo, capitolo dopo capitolo, cocktails dopo cocktails, ci guida in modo sempre lucido a percorrere gli eventi più caratteristici della lunga stagione del protagonista, alla scoperta delle diverse sfaccettature del suo lavoro. Attraverso la pluralità dei soggetti coi i quali viene a contatto di volta in volta, protetto solo dall’esile barriera costituta dal suo lucido bancone, avremo così la possibilità di apprezzare ciò che ci attenderebbe.         

L’acutezza di sguardo dell’autrice, unita ad una sensibilità scevra da buonismi stucchevoli, sono una garanzia sull’autenticità del narrato. Un valore aggiunto non facile da trovare oggigiorno. Il tutto accompagnato dalla solita eleganza nella scrittura. Un vero piacere sedersi al bancone ad ascoltare le storie del vissuto di questo barman. Un barman esperto, di lungo corso, così come giustamente si definisce il narratore di questa antologia. E di volta in volta, di episodio in episodio ascolteremo le vicende sempre particolari e ricche di aneddoti, psicologici e non, dei personaggi. Che si tratti dell’inflessibile donna in carriera, top manager di un’importante multinazionale, del golfista famoso, rimasto privo del caddie e della sua arma vincente, della consumata cacciatrice da grand’hotel, pronta a irretire qualche preda di lusso, del direttore d’orchestra alle prese con un brano dai risvolti complessi, dell’archeologo intimorito dalla sua stessa scoperta, o della rockstar viziata, vedremo la reazione composta e professionale del nostro barman e scopriremo le debolezze di personaggi solo all'apparenza baciati dalla Dea bendata. 

Vite non ordinarie rese fruibili a tutti grazie alla genuinità dello sguardo del nostro barman, molto umano nelle sue imperfezioni, molto determinato nelle sue scelte coraggiose. Un personaggio a volte inaspettatamente spigoloso, e per questo più sorprendente, non certo uno Yes Man sottomesso al dogma del cliente ha sempre ragione. 

Un romanzo tutto da scoprire quindi, accompagnato doverosamente dal vostro cocktail preferito! Voto 8

Andrea Zanotti


venerdì 5 maggio 2023

Recensione: Il talismano di Stephen King e Peter Straub - recensione a cura di Andrea Zanotti

 


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Sinossi:

Una solitaria cittadina sull'Atlantico è il punto di partenza di un viaggio straordinario, esaltante e terribile insieme, che il dodicenne Jack intraprende alla ricerca del Talismano: il leggendario cristallo, dotato di poteri magici, che può guarire sua madre dal cancro. Per raggiungerlo, il ragazzo deve attraversare non soltanto l'America, ma anche un universo oscuro, parallelo a quello reale, dominato da forze misteriose. Un luogo nascosto in cui solo poche persone sono in grado di penetrare: e Jack è una di queste...


Recensione:

Oggi vi parlo de Il talismano, un romanzo dark fantasy del 1984 scritto da Stephen King e Peter Straub. Come sapete sono un grande estimatore di King e dei suoi lavori. Nonostante l’abbondante produzione del Re, prediligo centellinarli a distanza di mesi/anni l’uno dall’altro, giusto per non correre il rischio di ultimarli tutti. Ho deciso di affrontare le oltre 600 pagine di scrittura fittissima, almeno nella versione che mi sono trovato fra le mani, del Talismano. Avendo letto da qualche parte che tale romanzo aveva dei collegamenti con l’epopea de La Torre Nera, non ho resistito. D’altronde La Torre Nera è pur sempre l’opera più corposa dell’autore, che io ho adorato, sia nel filone principale, e forse ancor più nei diversi rimandi che si scovano all’interno degli altri libri, pur non direttamente collegati.

Chi ha letto altre mie recensioni su King, già conosce la mia idea che in alcuni di essi il Re abbia veramente un collegamento diretto con le Intelligenze Cosmiche, o se preferite che vada a braccetto con le Muse Calliope, Melpomene e Talia, tutte assieme in un colpo solo. In altri questo collegamento è più sfumato, o assente addirittura, o come i più maldicenti dicono, potrebbe persino non essere farina del suo sacco. A parte questi vaniloqui, il fatto è che non riesco bene a valutare ciò che questo romanzo mi ha lasciato. Collegamenti con la Torre Nera? Beh, a dire il vero potrebbe addirittura esserne il seme. Il Talismano potrebbe tranquillamente essere un “mondo in divenire”, fiorito poi nella fortunata Saga. Avevo anche sentito dire che fosse un romanzo più per giovincelli, e anche qui non saprei dire. Alcuni scivoloni, alcune leggerezze farebbero effettivamente supporre che non sia un testo rivolto a un pubblico adulto, ma per altri versi e tematiche lo sconsiglierei ai giovanissimi. Incertezza anche in questo caso. Un testo che si lascia leggere con piacere, che scorre nonostante la oggettiva prolissità che ne caratterizza alcuni spezzoni, ma che non riesce a soddisfare appieno, almeno questo è il sunto finale che mi sento di trarre, dovendo sintetizzare il mio parere. Una lettura comunque consigliata, perché del Re tutto va sperimentato!


Andrea Zanotti

domenica 2 aprile 2023

Recensione: L'INCIDENTE di Maria Cristina Buoso [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Opera: L’incidente

Autore: Maria Cristina Buoso

Serie: I Noir Vol. 27

Genere: thriller

Target: adult

Editore: PlaceBook Publishing 

Prezzo: cartaceo 13,52 - ebook 4,90

Rating: 7

Trama:

L'Ispettore Capo Ginevra Lorenzi, dopo Vernissage, ha un nuovo caso di cui occuparsi che metterà a dura prova la sua pazienza e la sua capacità investigativa.

Cosa hanno in comune un femminicidio e un incidente stradale? Cosa c’entra il paranormale con l’indagine?

Un thriller coinvolgente, dinamico e a volte divertente che vi appassionerà e che vi permetterà di conoscere un po’ di più Ginevra e i suoi amici.


Recensione:

Carissimi lettori del blog, oggi vi parlo di questo romanzo “L’Incidente” di Maria Cristina Buoso, l’autrice di Vernissage, di cui “L’Incidente” è il sequel. Ritroviamo l’Ispettore Capo Ginevra Lorenzi, questa volta alle prese con un caso molto difficile da dipanare per la sua particolarità, poiché tutto sembra essere avvolto da fenomeni paranormali e di mistero, cosa che rende la storia ancora più affascinante, coinvolgendone il lettore dall’inizio alla fine, grazie anche allo stile sobrio che rende la lettura molto scorrevole.

Ora, credo che sia il caso di fare la conoscenza di alcuni personaggi della storia, già incontrati precedentemente in Vernissage, che ho letto e recensito. 

Il protagonista, Alberto, sfortunatamente, dopo un brutto incidente d'auto viene ricoverato in ospedale i cui medici che vi lavorano cercano di rianimarlo dal coma, esperienza Post-mortem che gli sconvolgerà la vita e il futuro. Ma Alberto, è stato anche testimone oculare di un omicidio senza che potesse fare nulla per fermare la mano omicida. E se da quel momento in poi tutti credono che sia andato fuori di testa, lui decide lo stesso di iniziare a indagare per scoprire chi si nasconde sotto la maschera dell’assassino, divenendo però lui stesso vittima, sparendo misteriosamente. 

Nel frattempo, anche la sua vicina di casa, Serena, sparisce all’improvviso senza lasciare nessuna traccia di sé, proprio il giorno dell’incidente. Nessuno sa dove sia finita, la maggior parte pensa che sia fuggita con il suo amante, perché stanca di suo marito, ma non è ciò che pensa l'ispettore Ginevra Lorenzi, la quale  dopo aver finito un’indagine, se ne trova subito un’altra che sinceramente la imbestialisce.

 A questo punto entra in gioco la sua amica, che la informa  della storia di Alberto e Serena, ma anche di altri due personaggi della storia: Ida la moglie di Alberto e di Fausto, marito di Serena, una storia che ha dell’incredibile, e a tratti di paranormale. Ma in questo romanzo non si parla solo di eventi misteriosi, poiché l’autrice inserisce nell’intreccio una tematica sempre attuale, quella del femminicidio, creando una suspense che riesce ad ammaliare il lettore sino al finale adrenalinico in cui l’intera vicenda si risolverà nel migliore dei modi.

Ma molti lettori si chiederanno, che cos’hanno in comune un incidente stradale e un femminicidio?

Per rispondere a questa domanda non vi resta che leggere questo romanzo veramente incantevole.

L’autrice usa un linguaggio semplice e diretto, che invoglia il lettore a proseguirne la lettura, grazie alle descrizioni scenografiche delle ambientazioni, che nell’insieme creano una giusta suspense.

Un thriller ben costruito nel suo insieme, raffinato e piacevole alla lettura.

Per le scene e per le espressioni contenute nel testo, è consigliato a un pubblico di soli adulti.

Voto: 7


sabato 21 gennaio 2023

Recensione: MORTE VERDE di Ronald Arkham [Rating 7] - rece a cura di Peg Fly



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  Opera:Morte verde

  Autore: Ronald Arkham

 Genere:dark, storie dell'occulto, horror

  Editore: pubblicazione indipendente

  Prezzo: ebook 0,99 - cartaceo 4,99

  Rating: 7

  Sinossi:

 Un antico male si risveglia per inghiottire un   paesino nell’oblio.

 Una cometa misteriosa, un incidente   imperdonabile.
  A Carfax, un piccolo villaggio sperduto nel bosco,   le persone cominciano a scomparire.
Lilith, la piccoletta dagli occhi smeraldo, dovrà sviluppare tutte le proprie risorse per sopravvivere alla spietata fame delle tenebre.

Una setta che adora una mucca gigantesca dove la protagonista viene catapultata per portare in salvo tre ragazzi. Ci riuscirà?

 

 Recensione:

Ritengo il testo picaresco, surreale, vivace e frizzante al tempo stesso.

L’incipit parte con lentezza, ma via via la storia si anima grazie alle azioni, ai luoghi surreali e ben descritti per essere una narrazione breve.

Si tratta di un racconto breve con una scrittura semplice e genuina senza tanti ghirigori che alla lunga potrebbero infastidire il lettore. Il pot-pourri dei generi (horror, divertente e fantasy) a cui si è appoggiato l’autore è abbastanza ben fatto. In alcuni passaggi ho trovato un po’ di caos nell’apparizione in scena di alcuni personaggi, di balzi temporali, ma la storia direi che prende l’attenzione del lettore.

Ecco le mie considerazioni personali. 

 Parto col dire che ho fatto fatica a stare dietro ai numerosi personaggi, dalla bambina, Lilith, Ronnie, il giardiniere, la bibliotecaria, il dottore etc, e le ambientazioni differenti dei luoghi. Tuttavia, con il susseguirsi degli eventi, la narrazione ha preso vita e ha catturato la mia attenzione, tant’è che proseguivo nella lettura accennando di tanto in tanto qualche sorriso e in altri, soprattutto la parte che riguarda Lilith e il suo amico bullizzato da lei, mi ha fatto storcere un po’ la bocca.
Ho apprezzato il flashback dal presente ricollegato a una storia del passato.

I periodi che l’autore utilizza sono semplici e non troppo lunghi. Il lessico è semplice con toni leggermente sarcastici.

In alcuni passaggi prevalgono le descrizioni in altri i dialoghi.

La parte che mi ha conquistato di più è stata la caratterizzazione psicofisica dei personaggi. In questo ho trovato una certa genialità nell’autore. (Bravo!)

Consigliato agli appassionati del genere, voto 7.


Peg Fly