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mercoledì 16 marzo 2022

Recensione: Circe di Madeline Miller

 



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Sinossi:

Ci sembra di sapere tutto della storia di Circe, la maga raccontata da Omero, che ama Odisseo e trasforma i suoi compagni in maiali. Eppure esistono un prima e un dopo nella vita di questa figura, che ne fanno uno dei personaggi femminili più fascinosi e complessi della tradizione classica. Circe è figlia di Elios, dio del sole, e della ninfa Perseide, ma è tanto diversa dai genitori e dai fratelli divini: ha un aspetto fosco, un carattere difficile, un temperamento indipendente; è perfino sensibile al dolore del mondo e preferisce la compagnia dei mortali a quella degli dèi. Quando, a causa di queste sue eccentricità, finisce esiliata sull'isola di Eea, non si perde d'animo, studia le virtù delle piante, impara a addomesticare le bestie selvatiche, affina le arti magiche. Ma Circe è soprattutto una donna di passioni: amore, amicizia, rivalità, paura, rabbia, nostalgia accompagnano gli incontri che le riserva il destino – con l'ingegnoso Dedalo, con il mostruoso Minotauro, con la feroce Scilla, con la tragica Medea, con l'astuto Odisseo, naturalmente, e infine con la misteriosa Penelope. Finché – non più solo maga, ma anche amante e madre – dovrà armarsi contro le ostilità dell'Olimpo e scegliere, una volta per tutte, se appartenere al mondo degli dèi, dov'è nata, o a quello dei mortali, che ha imparato ad amare. Poggiando su una solida conoscenza delle fonti e su una profonda comprensione dello spirito greco, Madeline Miller fa rivivere una delle figure più conturbanti del mito e ci regala uno sguardo originale sulle grandi storie dell'antichità.


Recensione: 

Un romanzo di grande successo con protagonista Circe? Come potevo procrastinare ancora la sua lettura? La fila delle prenotazioni in biblioteca era effettivamente parecchio lunga, solo questo posso dire a mia discolpa. Peccato solo che tutta questa attesa non sia stata ripagata da un prodotto all’altezza della fama ottenuta presso il grande pubblico. 

Lo dico subito, per evitarvi sgradite sorprese. Il testo della Miller non mi ha convinto per nulla. Spesso annoiato, questo sì. La sua Circe è decisamente troppo lamentosa per i miei gusti, la sua storia troppo complessa in fatto di elucubrazioni mentali, estenuanti, ripetitive, monocorde. 

Una figura capace di battere in astuzia Atena, di sconfiggere dei, mostri e titani, capace di ammansire lupi e leoni, di sopraffare ciurme di bruti e la stessa solitudine impostale dall’esilio sulla sua isola, ma immancabilmente fragile e titubante quando si tratta di amore. Una scena che si ripete con costanza in questo romanzo, così come da classico stereotipo della donna indecisa, capace di costruire torri di dubbi e castelli di paturnie, salvo poi finire immancabilmente nel letto dell’uomo dalle mani callose di turno. L’ho trovato stucchevole e non in linea con la figura della Circe dell’immaginario collettivo.

Non posso che ammettere di aver provato il forte desiderio di ultimarlo e accantonarlo. Parere personale, di certo. Non si tratta di un pessimo romanzo, intendiamoci, ma nulla di memorabile, forse col solo grande pregio di avvicinare qualcuno alla mitologia rivisitata e proposta dall’autrice. Incuriosire qualcuno ad approfondire questi miti è di certo un merito da non trascurare, per cui complimenti alla Miller. Di certo fatico a spiegarmi l’immenso successo riscosso presso il grande pubblico dal romanzo in sé, ma è evidentemente è un mio problema.


Andrea Zanotti

domenica 23 gennaio 2022

Recensione: Ramondo lo scudiero di Antonio Chirico [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Opera: Ramondo lo scudiero – L’avventurosa storia di Raimondello Orsini del Balzo 

Autore: Antonio Chirico

Editore: Pubblicazione Indipendente, 1° edizione (29 giugno 2021)

Genere:  Narrativa storica medievale per ragazzi

Target: Young/adult

Rating: 7

Prezzo: cartaceo Euro 18,05 - ebook 3,99

Sinossi:

Siamo nel Regno di Napoli, a cavallo tra il 1300 e il 1400. Ramondello è il figlio cadetto del conte Orsini. Suo padre gli ha programmato una carriera ecclesiastica, ma lui è innamorato perso di una fanciulla destinata a diventare contessa e non si arrende a un destino che non vuole. Trova una sponda amica in Ramondo del Balzo, fratello di sua nonna. Il pro-zio, che non ha avuto figli, gli risolve tutti i problemi designandolo suo successore. Unica condizione per ereditare le sue fortune è che Ramondello aggiunga al proprio cognome anche quello del suo benefattore. Ma le cose non vanno secondo i piani e il ragazzo si trova costretto a partire come scudiero per le crociate del Nord, senza nemmeno un ultimo saluto alla sua amata. Liberamente ispirata alla vita di Raimondello Orsini del Balzo, è una storia di amori, amicizie, tradimenti, conflitti familiari e battaglie avventurose. C’è spazio anche per delle incursioni nel mondo della cavalleria teutonica e nei misteri del Santo Graal. Il tutto, sullo sfondo storico della disputa tra due re pretendenti al trono di Napoli e dello scisma d’Occidente, con una Chiesa cattolica retta contemporaneamente da due papi in conflitto tra loro. Una storia antica ma con molte curiose analogie con la contemporaneità.


Recensione:

Cari lettori eccomi di nuovo a voi, dopo aver finito appena di leggere il romanzo storico dell’esordiente Antonio Chirico, di origine pugliesi: “L’avventurosa storia di Ramondello Orsini de Balzo”, liberamente ispirato alla figura, realmente esistita, di Ramondello Orsini del Balzo.

 I miei primi complimenti vanno alla perfetta, attenta e appassionata ricostruzione storica di ambienti, azioni e personaggi. Sembra di essere proiettati d’amblè all’interno delle vicende e in quel periodo storico che vedeva coinvolte la regione Puglia e quella di Napoli. 

Da quando Ramondello era ancora un ragazzo di dodici anni, con il tempo la temerarietà e la sua abilità nell’arte del combattimento, lo porterà a diventare un celebre condottiero, un proprietario terriero, infine un nobile e marito innamorato di Maria d’Enghien, contessa di Lecce.

Sembra che per Ramondello non ci siano ostacoli, ma il padre, fomentato dalla moglie che prova amore solo per il primogenito nonché figlio legittimo, al contrario di Ramondello nato fuori dal matrimonio. Con degli imbrogli giudiziari, alla morte del prozio, che non ha avuto figli e aveva designato Ramondello suo erede legittimo, il ragazzo viene escluso dall’eredità. 

Ramondello è il secondogenito del conte Orsini e per lui il padre ha in serbo una vita ecclesiastica. Il ragazzo però entra il conflitto con la decisione del genitore perché aspira a ben altro. A causa di questo motivo e per altri punti di vista contrastanti avuti con la famiglia, Ramondello decide di partire come scudiero per le Crociate del Nord senza poter salutare un’ultima volta la sua amata.

 Da questo punto in avanti la vita del giovane cambierà completamente. Da semplice scudiero si farà strada fino a diventare uno stimato condottiero e capitano della compagnia di Palestina. Le vicende di Ramondello in questa nuova veste si susseguono in molte parti d’Europa. Nonostante il testo sia corposo, la scrittura scorre senza intoppi, anche se in alcuni punti la storia sembra rallentare, probabilmente per le troppe descrizioni guerresche e delle ambientazioni; tuttavia nel complesso, il romanzo si legge in maniera abbastanza fluida. Le battaglie in cui viene coinvolto il personaggio sono magistralmente descritte e in modo, come ripeto, forse un po’ troppo dettagliato. 

Chi ama i romanzi storici sa di cosa parlo.

Gli ingredienti di richiamo sono ben bilanciati: c’è l’aspetto romantico e sentimentale, le avventure dei cavalieri teutonici nella lontana Lituania, gli intrighi che hanno portato allo Scisma di occidente, richiami al Santo Graal, tradimenti, compromessi, amicizia, gesta eroiche e i sotterfugi fra papato e regnanti in un contesto generale di decadimento dell’antico sistema feudale che porterà in seguito alla formazione degli stati nazionali.

I Pov dei personaggi sono bene delineati. Inoltre, nel romanzo si evince la forza degli stati d’animo di tutti loro, da Raimondello, Roberto, suo fratello maggiore, Giovanna, la matrigna e non per ultima quella di Maria d’Enghien.

Benché i fatti narrati siano lontani alla nostra età contemporanea, salta subito all’occhio l’egoismo della classe politica e la cui ricerca non si proietta al bene del popolo ma ad accumulare fortune personali. (Pensioni d’oro e vitalizi... oggi – terreni e oro in passato) Ho apprezzato l’abilità dell’autore nel suddividere in tre parti ben distinte il romanzo, nonché la scelta più che geniale nel narrare le vicende nel qui e ora senza flashback o flashfoward.

Questo romanzo, che l’autore ha pubblicato in selfpublishing con YouCanPrint, è qualcosa di veramente originale nel suo genere, e devo ammettere che la prima cosa che mi ha stupito è che l’autore sia alla sua prima narrazione. 

Una biografia romanzata alla maniera di una moderna, ma anche un romanzo di formazione alla Chrétien de Troyes e il suo ciclo bretone dell’Ars amandi.

 Veramente un buon libro che consiglio di leggere a tutti. Voto: 7


Peg Fly

sabato 27 novembre 2021

Recensione: Lo stendardo di Giove di Emanuele Rizzardi [Rating 8] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Opera: Lo Stendardo di Giove

Autore: Emanuele Rizzardi

Genere: romanzo storico

Editore: Assobyz

Target: Young/adult

Rating: 8

Sinossi:

Anno 392: l’Impero Romano è funestato dalla pressione dei barbari oltre il confine e da terribili lotte interne tra le forze pagane e l’astro nascente del potere cristiano. I conflitti religiosi sembrano essere il centro di un’importante svolta quando l’imperatore Teodosio dichiara la messa al bando di tutti gli antichi culti, ponendo il cristianesimo come l’unica religione ammissibile.

Mentre i templi e i luoghi di potere dei pagani vengono chiusi, un gruppo di senatori decide di opporre resistenza.

Approfittando dell’improvvisa morte di Valentiniano, il sovrano d’Occidente fantoccio di Costantinopoli, i congiurati prendono il potere a Roma ed ottengono il supporto del magister Arbogaste, che comanda le legioni della Gallia; al suo fianco c’è Flavio Eugenio, uomo di palazzo di fede cristiana, ma dalle posizioni tolleranti, che rappresenta l’ultima speranza nell’imminente guerra contro Teodosio, in un crescendo di intrighi che porterà i pagani a dare un’ultima battaglia per la libertà nella gelida valle del fiume Frigido.

Questa nuova opera, ambientata quasi per intero nel nord Italia, ci trasporta verso la fine dell’Impero Romano, durante i conflitti con le popolazioni barbariche e l’affermazione del cristianesimo come religione di Stato.


Recensione: 

 Scritto con mano ferma e decisa, questo romanzo che guarda alla storia da un punto di vista degli sconfitti, soggiace al volere di un autore la cui narrazione storica approfondita cattura il lettore. 

L’autore si attiene magistralmente al periodo storico con eccellente scioltezza di penna, che ripaga in pieno le aspettative dei lettori.

Il registro colloquiale a volte aulico per motivi tecnici storici, rende la scorrevolezza e il tempo della storia ben leggibile. Ben costruito il conflitto politico tra il partito pagano e cristiano.

Di solito, preferisco leggere storie scritte in terza persona, poiché la prima non aiuta a entrare subito in quelle che sono le dinamiche narrative, ma per quanto mi riguarda, dopo aver letto questo libro, devo ricredermi. Perché vi domanderete? Rispondo subito parlandovi dei personaggi principali che, grazie alla sapiente scelta dell’autore di narrare in prima persona, possiamo giungere a comprendere e fare nostre quelle che sono le loro caratteristiche, possiamo addirittura vederli stampati nella nostra mente come se vivessero di fianco a noi. Giungere a questo livello alto di scrittura, non è poco, soprattutto in un mondo editoriale dove, da un po’ di tempo a questa parte, vengono editate solo striminzite storie scialbe e senza un vero significato, sia morale che letterario.

Parlando dei personaggi, poi, durante il corso della narrazione spicca l’evolversi della loro caratterizzazione, per questo non sono da reputare piatti, anzi, al contrario, sono a tutto tondo, come il magister Arbogaste e Flavio Eugenio, figura emblematica del cristianesimo. Da considerare anche le ambientazioni storiche descritte con vero senso dell’accuratezza e collocazione nella mappa dei luoghi. 

Devo dire che la storia mi ha entusiasmato molto. Ben scritto e ben strutturato nella sua interezza e soprattutto senza incongruenze, nelle quali è facile cadere quando si tratta di un romanzo storico e di questa lunghezza.

Ottima l’idea della nota critica a piè di pagina a cura di Guido Borghi.

Consigliatissimo. Voto: 8

Peg Fly

mercoledì 15 settembre 2021

Disfida nr. 145: Lo stendardo di Giove di Emanuele Rizzardi VS Gore Vidal

 


Titolo opera: Lo stendardo di Giove

Autore: Emanuele Rizzardi

Editore: Pubblicazione indipendente

Formato (ebook e/o cartaceo): entrambi

Genere: storico/drammatico

Prezzo: 16,99, 2,99 ebook

Sinossi:
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Anno 392: l’Impero Romano è funestato dalla pressione dei barbari oltre il confine e da terribili lotte interne tra le forze pagane e l’astro nascente del potere cristiano.                           
 I conflitti religiosi sembrano essere il centro di un’importante svolta quando l’imperatore Teodosio dichiara la messa al bando di tutti gli antichi culti, ponendo il cristianesimo come l’unica religione ammissibile.                                            Mentre i templi e i luoghi di potere dei pagani vengono chiusi, un gruppo di senatori decide di opporre resistenza.           Approfittando dell’improvvisa morte di Valentiniano, il sovrano d’Occidente fantoccio di Costantinopoli, i congiurati prendono il potere a Roma e ottengono il supporto del magister Arbogaste, che comanda le legioni della Gallia; al suo fianco c’è Flavio Eugenio, uomo di palazzo di fede cristiana, ma dalle posizioni tolleranti, che rappresenta l’ultima speranza nell’imminente guerra contro Teodosio, in un crescendo di intrighi che porterà i pagani a dare un’ultima battaglia per la libertà nella gelida valle del fiume Frigido.

Note/commenti/finalità dell'Autore: l'unico romanzo che conosco con frasi in gallico tardoantico.

BIG da sfidare: 

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 Gore Vidal - Giuliano. Il romanzo racconta la vita privata e politica di Giuliano, l’imperatore romano del quarto secolo, nipote di Costantino, che durante i brevi anni del suo regno tentò di soffocare la diffusione del cristianesimo e di restaurare il culto degli dèi, passando per questo motivo alla storia con l’appellativo di “Apostata”. Morirà assassinato nel 363, tre anni dopo essere diventato imperatore, avendo completamente fallito la realizzazione del suo progetto. Il racconto di Vidal comincia diciassette anni dopo la morte di Giuliano e prende le mosse dalla corrispondenza tra due potenti e influenti uomini politici del tempo. Senza scrupoli, portati a privilegiare gli intrighi della politica e del potere, non esitano a farcire le loro lettere di osservazioni malevole, pettegolezzi e maliziose digressioni che interpolano al diario scritto dall’imperatore, destinato a essere la sua autobiografia. Nelle pagine di Giuliano troviamo così l’affascinante rappresentazione di un conflitto politico e religioso in cui già si profila il declino dell’Impero Romano; ma troviamo, soprattutto, il sentimento di un’epoca, raffigurato con maestria e con l’inconfondibile stile di Gore Vidal. Nella lotta senza speranza contro il cristianesimo ormai trionfante, nel tentativo – che egli stesso sa essere destinato a fallire – di restaurare una religione che lo spirito del tempo non sente più sua, si nasconde il tormento di un’anima spaventata e smarrita di fronte al futuro. Un sentimento che appartiene a ogni epoca e che fa della tragica parabola dell’imperatore romano una storia attuale anche ai giorni nostri.


Andrea Zanotti

martedì 31 agosto 2021

Disfida nr. 144: Ramondo lo scudiero di Antonio Chirico VS Bernard Cornwell

 


Titolo opera: Ramondo lo scudiero

Autore:Antonio Chirico

Editore: Pubblicazione indipendente

Genere: Romanzo storico, avventura

Prezzo:€ 19 il cartaceo; € 4,99 l'ebook

Sinossi:

Siamo nel Regno di Napoli, a cavallo tra il 1300 e il 1400. Ramondello è il figlio cadetto del conte Orsini. Suo padre gli ha programmato una carriera ecclesiastica, ma lui è innamorato perso di una fanciulla destinata a diventare contessa e non si arrende a un destino che non vuole. 

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Trova una sponda amica in Ramondo del Balzo, fratello di sua nonna. 

Il pro-zio, che non ha avuto figli, gli risolve tutti i problemi designandolo suo successore. 

Unica condizione per ereditare le sue fortune è che Ramondello aggiunga al proprio cognome anche quello del suo benefattore. 

Ma le cose non vanno secondo i piani e il ragazzo si trova costretto a partire come scudiero per le crociate del Nord, senza nemmeno un ultimo saluto alla sua amata. 

Liberamente ispirata alla vita di Raimondello Orsini del Balzo, è una storia di amori, amicizie, tradimenti, conflitti familiari e battaglie avventurose.

 C'è spazio anche per delle incursioni nel mondo della cavalleria teutonica e nei misteri del Santo Graal. 

Il tutto, sullo sfondo storico della disputa tra due re pretendenti al trono di Napoli e dello scisma d'Occidente, con una Chiesa cattolica retta contemporaneamente da due papi in conflitto tra loro. Una storia antica ma con molte curiose analogie con la contemporaneità.


Note/commenti/finalità dell'Autore: 

Sono un avvocato civilista e questo è il mio romanzo d'esordio. Immagino che da un avvocato vi sareste aspettati un thriller giudiziario o un giallo, ma sono nato e cresciuto con i "cappa e spada" che amava mio padre e mi sono nutrito di cavalleria. Il risultato, perciò, non poteva essere che questo.


BIG da sfidare: 



BERNARD CORNWELL - L'arciere del Re                                                                                                                                                                                Link Acquisto Amazon





Andrea Zanotti


domenica 11 luglio 2021

Recensione: Eternal War - Gli Eserciti dei Santi di Livio Gambarini [Rating 7,5] - recensione a cura di Andrea Zanotti

 


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Opera: Gli Eserciti dei Santi

Saga: Eternal War (cofanetto)

Autore: Livio Gambarini

Editore: Acheron Books

Genere: fantasy, storico, weird

Rating: 7,5

Formato: ebook E 3,99 - cartaceo E 11,40

Sinossi:

Firenze, tredicesimo secolo. La guerra tra Guelfi e Ghibellini distrugge intere famiglie. Tutta la Toscana è sconvolta, ma le due fazioni non sanno che la loro guerra è solo il pallido riflesso di uno scontro che dura da secoli tra i misteriosi abitanti delle lande dello Spirito.

Con ogni mezzo a sua disposizione, Kabal, spirito guida della famiglia Cavalcanti, trama per non soccombere e conquistare il potere. Ha un asso nella manica: il suo nuovo capofamiglia umano, il guerriero e poeta Guido Cavalcanti. Per salvare la sua città e coronare il suo sogno d'amore, Guido dovrà inseguire il miraggio di una pace impossibile, e in questo lo aiuterà un giovane e timidissimo poeta, di nome Dante Alighieri...

Guerra, tradimenti, intrighi e magia in perfetto equilibrio tra la ricostruzione storica e il fascino di ciò che si cela dietro le quinte dell'umanità, con la cornice fiorentina della Divina Commedia!


Recensione:

Oggi torno a occuparmi di un romanzo edito da Acheron Books. Un editore che si è confermato nel tempo una garanzia di qualità e originalità. Sino ad oggi non sono mai rimasto deluso da alcuno dei numerosi loro romanzi che mi sono pappato. Vediamo come se la caverà questo Eternal War di Livio Gambarini. 

L’ambientazione promette bene. 

Non si ha spesso l’occasione di immergersi nella Firenze del XIII secolo, in pieno conflitto fra Guelfi e Ghibellini, e di certo non facendolo su due piani ben distinti, ossia quello della Materia e quello dello Spirito. Non fraintendetemi, non mi riferisco ai due schieramenti, vicini l’uno al Papato quanto l’altro all’Imperatore, ma su due piani dell’esistenza ben distinti. In questo sta l’originalità vera del romanzo che, aperta parentesi, è il primo volume di una quadrilogia (qui c’è l’offerta dell’editore per accaparrarvela tutta d’un colpo). 

L’autore mostra di aver appreso molto bene l’esempio di Sanderson nelle sue Cronache della Folgoluce, con i vari spren, gli spiritelli appartenenti ai diversi oggetti/sentimenti, anche se a ben vedere, come spesso accade nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma, e quindi possiamo andare a risalire alla tradizione teosofica delle forme pensiero di Annie Besant, o di mille altre tradizioni mistico/filosofiche. Insomma, senza andare a perderci nei meandri oscuri delle vie iniziatiche, ciò che conta è che il Gambarini ha avuto la brillante idea, e l’audacia, di portare avanti il proprio testo sui due piani, arricchendo le vicende della Firenze rinascimentale con quelle parallele nella realtà non-ordinaria, quella invisibile agli uomini non dotati del terzo occhio. E lo ha fatto creando un conglomerato di spiriti protettori, defunti, serpenti regoli, santi e gerarchie celesti varie, e relativi modus operandi, del tutto godibile e affascinante. Potremo così seguire i tentativi da parte di questi esseri "sottili", non sempre fruttuosi, di influenzare i loro prescelti nel piano della materia. Seguiremo le faide che coinvolgono anche queste “intelligenze” e che si riverberano amplificando il caos nel nostro mondo. Insomma, non ci sarà da annoiarsi. 

Un romanzo ben fatto, ben congeniato e ben eseguito con una prosa di qualità, costante e priva di svarioni. Unica nota leggermente stonata, a mio parere, è una certa lentezza nel ritmo al centro dell'opera, quasi l’autore abbia deciso di prendersela comoda, avendo innanzi altri tre volumi. A parte questa sensazione, del tutto personale, non posso che consigliarvi la lettura di una storia piacevolissima che invoglia a seguire le vicende di Giudo Cavalcanti, guerriero e poeta, dotato di una “doppia anima” e del suo protettore Kaballicante.

Voto 7,5.   

Andrea Zanotti

mercoledì 30 giugno 2021

Recensione: Il corpo e il sangue di Eymerich di Valerio Evangelisti

 

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Sinossi:

Il corpo e il sangue di Eymerich, pubblicato originariamente nel 1996, è il secondo romanzo scritto da Evangelisti e incentrato sull'inquietante personaggio del frate domenicano, la cui figura è basata su quella di un celebre inquisitore realmente esistito nel Trecento.

Eymerich viene chiamato a Castres, nella Francia meridionale, per combattere una setta di "vampiri" che terrorizza gli abitanti della zona disseminando le campagne di cadaveri dissanguati. Circondato da un alone di malvagità e terrore senza precedenti, Eymerich mostra tutta la sua spietatezza e non esita a massacrare centinaia di persone pur di debellare l'eresia. Ma seicento anni più tardi un gruppo di modernissimi "untori" sembra voler resuscitare le gesta di quei folli devoti, diffondendo epidemie che conducono a una morte atroce causata dallo scoppio delle vene...


Recensione:

Oggi torno a occuparmi mi uno dei miei autori italiani prediletti e lo faccio recensendo uno dei capitoli della saga dell’Inquisitore Eymerich: “Il corpo e il sangue di Eymerich” di Valerio Evangelisti. Si tratta di una saga che seguo da tempo, la cui lettura ho deciso di centellinare e dilazionare nel tempo, quando più ne sento voglia. Aggiungo che, fra gli scritti dell’autore bolognese, non è l’epopea dell’Inquisitore quella che prediligo, ma ugualmente neppure questa mi ha mai deluso, almeno sino ad oggi. Già, perché in questo capitolo è decisamente mancato qualcosa. Intendiamoci, leggere le storie partorite da Evangelisti è sempre e comunque un piacere, ma questa è priva di quel valore aggiunto capace di elevare l’autore a livello dei grandi maestri del fantastico, almeno a mio parere. 

Non mi soffermerò più a lungo del necessario sulla constatazione stupefacente che sembra collegare le miei letture in modi che possono solo all’apparenza risultare casuali, ma che devono esser pilotati da intelligenze a me inconoscibili. Di che parlo? Beh, chi mi segue sa che in questi ultimi mesi mi sono appassionato di vangeli apocrifi e gnosticismo, quindi è stata una piacevole sorpresa ritrovami fra le pagine di Evangelisti il nome di Ialdabaoth, il demiurgo di molte sette gnostiche cristiane, raffigurato con testa di leone e corpo di drago detto anche Grande Arconte e Arrogante ed identificato nello Yahweh biblico. Ialdabaoth figura nel romanzo in qualità di divinità prediletta dagli Ofiti, i veneratori del Serpente corruttore di Adamo ed Eva, ritenuto elargitore agli uomini della conoscenza del Bene e del Male preclusa dal Dio del Vecchio Testamento. Certo, mi direte, è del tutto naturale visto che il nostro buon Eymerich è un Inquisitore che dedica anima e corpo allo sradicamento delle eresie, gnostiche incluse, ma è una bella coincidenza visto che la saga comprende una quindicina di romanzi. Proprio ora mi è capitato quello dedicato a questa setta. 

Ad ogni modo, tralasciando queste congetture del tutto inutili ai fini della recensione, vi parlavo di qualche piccolo problemino a livello di godibilità del prodotto. Sono due in particolare: anzitutto l’assenza del soprannaturale. Chi conosce la saga sa che Evangelisti è solito costruire storie impreziosite da elementi fantastici che spesso, o forse sempre, si risolvono in spiegazioni logico/scientifiche. In questo caso, la malattia che fa da collante fra le linee narrative del passato e quelle legate ai tempi moderi, non è in grado di suscitare quell’incredulità che avrebbe potuto. Tutto risulta piuttosto chiaro sin da subito, rendendo gli esiti delle indagini del nostro eroe/antieroe piuttosto scontate. Secondo aspetto che mi ha lasciato parecchio deluso è l’assenza di avversari degni dell’Inquisitore. Eymerich spadroneggia sovrastando i potenziali avversari, annichilendoli sin dall’inizio, rendendo la sua vicenda una mera cronaca dal finale già scritto. Non si percepisce mai un rischio reale per il lavorio macchiavellico dell’ingegnoso e inflessibile Inquisitore e questa è una pecca grossa a mio parere, capace di togliere mordente alla storia. 

In conclusione, un romanzo che supera la sufficienza, ma non certo il migliore della serie, nonostante le piacevoli dissertazioni su catari e ofiti. 

Andrea Zanotti

mercoledì 19 maggio 2021

Disfida nr. 139: La voce del puparo di Matteo Marchisio VS Valerio Evangelisti

 




Titolo opera: La voce del puparo

Autore:Matteo Marchisio

Editore: Pubblicazione indipendente

Genere:Avventura/storico

Prezzo: ebook 1,49€

Sinossi: 

Torino, 1901. Le voci parlano di un disertore piemontese fidanzato con la figlia del grande Kruger, presidente dello stato boero. 

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 Che siano vere? Un grattacapo per il sottosegretario Jung.  Bisogna indagare e di corsa. 

 Ma il viaggio verso il Sudafrica è un’odissea a cui pochi sopravvivono. 

Fortuna sua, è rientrato dal Siam l'agente perfetto: spietato, determinato ma soprattutto disperato. 

Bisognerà tenere duro per uscire dal Transvaal vivi e con un po' di verità tra le mani.


 Note/commenti/finalità dell'Autore: 

La voce del puparo vorrebbe ispirarsi, da lontano, ma proprio lontanissimissimo a Black Flag di Valerio Evangelisti

Una storia rapida, con tutta l'azione possibile, in grado di mescolare storia locale e grandi eventi in una manciata di capitoli. 

L'idea dell'avventura è nata per caso, infilandosi con arroganza tra altri progetti, dopo la scoperta che un albese partecipò davvero alle guerre boere con il grado di capitano. 

E poi, in fondo, lavorare a un'ambientazione storica lontana, sconosciuta, piena di guerriglieri a cavallo e dal retrogusto un po' western, era qualcosa da provare!


BIG da sfidare: 




Valerio Evangelisti - Black Flag - Link Acquisto Amazon





Andrea Zanotti

domenica 21 febbraio 2021

Recensione: Rodi - il sorriso del Colosso di Andrea Guido Silvi [Rating 7,5] - recensione a cura di Andrea Zanotti

 



Titolo: Rodi - il sorriso del Colosso

Autore: Andrea Guido Silvi

Editore: Italian Sword&Sorcery Books

Formato: ebook

Genere: fantasy storico, dark fantasy

Prezzo: Euro 4,99 ebook

Rating: 7.5

Sinossi:

Nel 226 a.C., anno del grande terremoto, nella ricchissima e decadente Rodi s’intrecciano ambizioni e desideri di uomini e demoni. Filosofia, scienza e stregoneria sono una cosa sola, che dà la padronanza di potenti tecnologie oggi perdute; il clero di Elio-Apollo mira all’egemonia, sradicando tradizioni antiche e il credo negli altri Dèi; divinità con menti e fini inumani giocano con le vite dei mortali, che possono solo illudersi di cambiare il loro destino… e quando le spade si scoprono inutili, ben pochi sono gli eroi. In tredici racconti tra weird e sword and sorcery, il terremoto che distruggerà il Colosso, divenuto simbolo d’un mondo incomprensibile, s’avvicina sino a compiersi.

Recensione:

Oggi mi occupo di un altro testo targato Italian Sword & Sorcery Books, una casa editrice indipendente fondata dall’Associazione Culturale Italian Sword & Sorcery. In questi anni abbiamo imparato ad apprezzarla per la qualità dei testi e ancor più per l’originalità delle ambientazioni, frutto della commistione fra mito, ricostruzione storica accurata ed elementi fantastici. Una caratteristica pressoché costante, capace di rendere le ambientazioni fortemente caratterizzate e a mio parere degne di nota.

Il testo di oggi, intitolato Rodi – Il sorriso del Colosso, di Andrea Guido Silvi si inserisce perfettamente nella matrice base che tanto mi fa apprezzare questo editore.

Si tratta infatti di un’antologia molto particolare, all’interno della quale le speculazioni filosofiche e le digressioni a carattere mitologico si intrufolano con una certa costanza. Per quel che mi riguarda posso dire di aver apprezzato molto questi stralici di “alti pensieri” e gli spunti di riflessione conseguenti. Certo, è bene sapere a ciò che si va incontro. Sono interventi che spezzano il ritmo della narrazione, per cui a qualcuno potrebbero non esser graditi. 

Per tornare alla peculiarità di questi racconti parto con l’ambientazione: tutti ruotano attorno al glorioso passato dell’isola di Rodi. Ce la presenteranno passo dopo passo, racconto dopo racconto, approfondendone culti e personaggi di spicco, commerci, usi e costumi. E non ci sarà spazio solo alla ricostruzione storica, ma alla deliziosa fantasia dell’autore. Avremo a che fare con filosofi contaminati dalla bramosia di conoscenza sino al punto da diventare dei veri e propri maghi neri. Incontreremo tecnologie bizzarre e invenzioni “fuori dal tempo”, automi e macchine strappa anima, trovandoci catapultati quindi in un passato ancor più affascinante in quanto ben ricostruito ma con semidei, maghi filosofi e tecnologie destabilizzanti capaci di rendere l’ambientazione del tutto particolare e ben riuscita. Complimenti all’autore quindi. La figura stessa di Memnone, in qualità di vero e proprio Genius loci, mi ha molto affascinato così come la rivisitazione della genia dei Telchini. Insomma, non c’è da annoiarsi, tutt’altro. 

Prosa scorrevole e naturale, dialoghi calzanti e personaggi ben costruiti rendono l’antologia adatta a tutti coloro che amano dell’ottimo intrattenimento accompagnato da solide basi storiche e che prediligano ottenere anche qualche spunto di riflessione con cui dilettarsi, magari fra uno scontro all’arma bianca e una lite fra semidei. 

Nulla da eccepire neppure sulla qualità del prodotto libro: ottimo editing e impaginazione, cover spettacolare e gradevole la trovata del commento finale a ogni racconto da parte dell’autore con qualche pillola storica, o sagaci commenti relativi alle scelte intraprese per “riadattare” storia e leggende. Veramente piacevole. 

Che dire il voto finale è sempre difficile da attribuire. Direi un 7,5, non vado oltre per il mio solito problema con i racconti e la difficoltà che riscontro dell’empatizzare con i personaggi nei ristretti spazi della tipologia narrativa, preferendo di gran lunga gli ampi margini concessi da novelle più corpose e romanzi. Non oso immaginare quanto bello sarebbe stato un intero romanzo messo in opera sullo stesso palcoscenico. Speriamo l’autore ce lo conceda. Andrea Guido Silvi è sicuramente uno scrittore da seguire. Antologia assolutamente consigliata!

Andrea Zanotti


sabato 14 novembre 2020

Recensione: L'usurpatore di Emanuele Rizzardi [Rating 8] - recensione a cura di Dada Montarolo

 



Titolo: L’usurpatore

Autore: Emanuele Rizzardi

Editore: Pubblicazione Indipendente

Genere: Storico

Prezzo: Euro 2,99 ebook, Euro 16,99 copertina flessibile

Sinossi:

Gli ultimi anni del ‘200 sono durissimi per il già provato Impero Bizantino, recentemente ricostituitosi a Costantinopoli, sotto la spregiudicata e agguerrita famiglia dei Paleologi.

Quel che rimane delle ricche province d'Asia Minore è caduto nell’anarchia. Bande di razziatori turchi, avide di bottino e terre, saccheggiano ripetutamente le campagne, costringendo i cittadini dell’impero a tentare una disperata fuga verso la costa o ad arroccarsi dietro alle mura di antiche e solide fortezze.

Nel frattempo Karman Bey, signore musulmano di Mileto, aumenta il suo potere a dismisura e raduna un esercito abbastanza grande da convincere la corte di Costantinopoli a rispondere con ogni mezzo a sua disposizione. Il sogno turco di conquistare la “regina delle città” sembra poter diventare una triste realtà.

Il Basileus Andronico II ripone le sue speranze nel giovane nipote Alessio Filantropeno, incaricandolo di porre definitivamente fine alla pressione nemica e conservare quanto rimasto, prima che sia troppo tardi. Alessio, euforico all'idea di mettere in mostra le proprie qualità come comandante militare, scoprirà che gli intrighi, i giochi di potere e la guerra hanno sempre un prezzo da pagare, e le sue illusioni giovanili andranno incontro ad una realtà amara.


Recensione:

Credo siano davvero poche le persone capaci di inquadrare le vicende che fra il 1200 e il 1300 portarono alla nascita dell’impero ottomano e delle colonie italiane nel Mediterraneo. Un periodo complesso, talvolta confuso, che a scuola di solito si liquida in fretta, dimenticando che affonda le radici nella cultura greco romana ed è fondamentale per avvicinarsi, oggi più che mai, a una sorta di esegesi a largo spettro di quanto avviene in quell’inquieta parte di mondo. 

Un contributo interpretativo ce lo fornisce Emanuele Rizzardi con il suo “L’Usurpatore”, romanzo storico imperniato sulla figura, realmente esistita, di Alessio Filantropeno, nipote dell’imperatore di Costantinopoli Andronico II Paleologo. Mandato dallo zio a difendere i possedimenti bizantini dall’avanzata turca, il giovane e un po’ inesperto condottiero non tarda a manifestare un certo talento militare e una buona capacità diplomatica. Nella spedizione lo affiancano il medico-sacerdote Angelo, il capitano cretese Costante, l’armeno Michele, il capo dei mercenari Teodoro accompagnato dalla figlia Bastarda, formidabile combattente. 

Sullo sfondo di alleanze sempre sul punto di rompersi, di intrighi e tradimenti, si agitano le ombre inquietanti di un nuovo nemico comune, gli uomini “con gli occhi tagliati dal vento”: i Mongoli. 

Costantinopoli è lontana, la sete di ricchezze dei singoli e degli apparati burocratici implacabile, le ragioni dei più deboli ignorate. La fine dell’avventura di Alessio - sempre alla ricerca di una mediazione che accontenti se non tutti, almeno coloro che lui ritiene la meritino - è inevitabile. 

Il racconto, in prima persona, dell’ascesa e della rovina è affidata a una lunga lettera, quasi un memoriale, indirizzata al figlio Michele e scritta poco prima di essere condotto verso il destino definitivo. Una narrazione asciutta, a tratti priva di emozioni eppure scaturita dal cuore sincero di chi crede nella missione affidatagli, appena sfumata di un sottile rimpianto per non aver saputo interpretare le tante e misteriose sfaccettature dell’animo umano. I pensieri di Alessio rieccheggiano quelli di un suo illustre predecessore, l’imperatore Adriano, raccontati con infinita pazienza e abilità da Marguerite Yourcenar nel suo “Memorie di Adriano”. Di sicuro la grande francese avrebbe accolto Rizzardi nella cerchia dei giovani scrittori che amava tanto seguire.

La prosa è scorrevole, accattivante, i personaggi vividi, le descrizioni accurate senza mai essere troppo minuziose, la scrittura attenta. L’autore lombardo è uno studioso di storia medioevale e dal suo scritto emana il grande interesse, oserei dire “passione”, per quel periodo storico. La sua prossima avventura letteraria sarà, ce lo auguriamo, un’altra piacevole sorpresa.

Voto: 8.

Dada Montarolo

giovedì 10 settembre 2020

Recensione: 1849. I guerrieri della libertà di Valerio Evangelisti

 



Sinossi:

Pochi lo sanno, ma nell'autunno del 1848 giovani in ogni parte d'Italia lasciarono lavoro e famiglie e si misero in marcia, destinazione Roma. Andavano a difendere l'insurrezione popolare che da lì a pochi mesi avrebbe visto nascere la Repubblica Romana, crocevia di idee democratiche e diritti civili quasi impensabili per la società del tempo. La quotidianità di quella manciata di mesi fu però molto lontana dalla retorica con cui certa Storiografia oggi li restituisce. Le strade in cui si batterono Mazzini, Garibaldi e Mameli erano ingombre di spazzatura e povertà, e con l'arrivo dei volontari si gonfiarono di grandi afflati e ancor più gratuiti assassini. A cavalcare la rivolta ci furono in pari misura eroi e banditi, visionari e faccendieri, gente di pistola, di mano e di coltello ma anche tante persone semplici, sprovveduti idealisti che rischiarono la vita inconsapevoli del ruolo che stavano avendo nella storia. Proprio come Folco, immaginario panettiere che arriva a Roma alla vigilia dei tumulti e diventa testimone di ogni più turpe nefandezza l'uomo sia capace ma anche di ogni suo più elevato slancio. E così, mentre fuori dalla città tuonano i cannoni della restaurazione, e il passato cerca di soffocare il presente per disinnescare il futuro, Folco si rende conto che, pur non capendo fino in fondo quel che succede intorno a lui, respira un'aria nuova, la sensazione, mai provata, di fare parte di qualcosa di pulito...


Recensione:

Valerio Evangelisti per me è sempre una garanzia. Provo grande ammirazione per la sua capacità di spaziare con maestria fra generi tento diversi, che coprono l’intero parco del fantastico, senza per questo tralasciare le ottime ricostruzioni storiche che stanno dietro ad ogni sua opera. Che abbandoni gli slanci fantastici per concentrarsi sulla crudezza della Storia poco cambia, il risultato è sempre più che buono. 

1849 fa parte di questo gruppo di opere e si concentra su un periodo storico, che mio malgrado, ammetto di non conoscere approfonditamente. La mia passione per la storia antica mi ha portato a non approfondire mai decentemente quella più recente. Come spesso accade, un romanzo storico ben fatto è meglio di molti libri di storia, ed Evangelisti non tradisce neppure in questo caso. 

La proclamazione della repubblica romana del 1849, durante il Risorgimento a seguito di una rivolta interna che nei territori dello Stato Pontificio ebbe come esito la fuga di papa Pio IX a Gaeta, ci viene narrata dall’autore con gli occhi di un popolano, un fornaio romagnolo che si ritrova, più seguendo il corso degli eventi che per reale convinzione, a vivere quelle giornate tremende ed eroiche che videro i nostri opporsi all’offensiva francese. 

Il pregio di questo romanzo che fila liscio come un fuso, è proprio quello di farci riflettere sulla complessità degli eventi e sull’intrecciarsi di cause e concause, più o meno fortuite, che portarono all’esito finale, compresa la mutevolezza dello spirito umano esemplificato splendidamente da Folco, il protagonista. Unitosi alla causa in modo casuale, sballottato fra le diverse correnti di pensiero, senza mai decidersi ad approfondirne una e men che meno a sposarla, rappresenta splendidamente anche l’italiano moderno, sempre pronto a lanciarsi in una causa, ma senza mai aver la forza e la volontà di affrontarla di petto senza limitarsi alle parole ed alle buone intenzioni. Almeno finché non è alle strette, così come avviene nel romanzo, dove il popolo ha modo di rifarsi in modo epico, così come il nostro protagonista, e così come si spera riusciremo a fare noi in questo periodi di crisi. 

Le parole di Evangelisti non possono non toccare corde profonde. L’inno alla rivolta anticlericale non può non essere visto e trasposto con facilità ai giorni nostri. E senza violenza, nessuna rivolta può esser portata a termine in modo profittevole... 

Mai come in questo romanzo l’eroe dei due mondi, Garibaldi, ci viene presentato come un avventuriero spericolato, un eroe caparbio e capace di instradare la furia dei suoi “bravacci da osteria” e le sue garibaldine licenziose, quanto eroiche, sulle aleatorie vie tracciate da una visione strategica e tattica non facile da riscontrare in altri condottieri. Tali qualità unite alle indiscusse capacità di comando, e resistenza, fanno sorgere il più classico degli eroi-maledetti, di cui risulta impossibile non innamorarsi. 

Assolutamente consigliato, forse non la migliore opera di Evangelisti, ma ugualmente godibile.


Andrea Zanotti