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Descrizione:
Parliamo
di Robin Hobb e del primo volume della saga dei Lungavista. Si tratta
di un low fantasy, diciamolo subito, quindi non un genere che mi
faccia impazzire, ma visto che si dice un gran bene dell’autrice in
questione ho voluto provare.
Devo dire che a conclusione delle 361 pagine di
ebook, opto per abbandonare la saga. Intendiamoci, non che
L’apprendista assassino
sia scritto male, ne che manchino aspetti interessanti, ma ritengo ci
sia di meglio in circolazione. La prosa dell’autrice è ottima e
fluida e al contempo evocativa, nulla da ridire. L’attenzione è
però troppo focalizzata sulle emozioni vissute dal protagonista
negli anni del suo sviluppo a discapito di quello che accade nel
Regno in cui vive. E’ un peccato perché la storia dell’universo
immaginario creato dalla Hobb passa troppo in secondo piano, almeno
per i miei personali gusti.
Il
mistero delle navi rosse e dei “forgiati”, la trovata dell’Arte
e dello Spirito, il fatto che alcuni dei personaggi principali
facciano uso di droghe per potenziare le proprie capacità e qualche
personaggio ben riuscito (Burrich e Umbra su tutti) non sono stati
sufficienti a catturare la mia attenzione al punto da farmi
proseguire nella serie.
Il
fatto stesso che il protagonista (che descrive il tutto in prima
persona) sia un assassino e in quanto tale si discosti dal classico
eroe buono e immacolato, avrebbe potuto essere sfruttato meglio a mio
parere, invece almeno in questo primo volume l’autrice si perde in
lungaggini ridondanti sulla sua formazione alla corte di Re Sagace e
sulle sue infatuazioni adolescenziali.
Il mio è un parere personalissimo, intendiamoci.
Forse ho sbagliato il target di riferimento. Io preferisco romanzi
epici, controversi magari in cui il bene e il male si mescolano e si
contaminano, e comunque di più ampio respiro. Ad ogni modo vi
sottopongo una bella sfida Big vs Indie.
BIG VS Indie
L'Apprendista Assassino di Robin Hobb viene sfidato da Il Nuovo Quarto di Andrea Zanotti (in download gratuito qui)
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I due
romanzi hanno in comune solo il fatto di avere un io narrante, ma non
è cosa da poco nel mondo fantasy, dove questa tecnica viene
utilizzata poco. In entrambi i casi è il protagonista stesso a
descrivere gli eventi, ma in contesti diametralmente opposti.
A voi
le valutazioni quindi!
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