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Ho
deciso di colmare alcune lacune vergognose che mi porto avanti dai
tempi del liceo… è tempo di prendere in mano i grandi classici
della narrativa da me sempre evitati come la peste bubbonica.
Non
certo mattoni dove l’avventura e lo spirito di evasione che permea
questo blog non siano presenti, tranquilli.
Da
dove iniziare? Beh, avete letto il titolo quindi già lo sapete:
Cuore di Tenebra di Joseph Conrad (acquistabile peraltro a meno di 1 Euro!).
Un bel
romanzo breve, nulla da dire. Le capacità evocative dell’autore
sono indiscutibili. Lo stile ricercato e aulico concede al lettore di
essere catapultato in scenari esotici e adrenalinici. L’Africa
vergine, il Congo di fine ‘800, una landa affascinante, inesplorata
e pericolosa.
Silenziosa
e mansueta, la giungla pluviale che affianca il viaggio del nostro
protagonista (capitano di un battello a vapore che risale il fiume),
può deflagrare all’improvviso, scatenando ogni sorta di pericolo
mortale.
Bisogna
calarsi nei panni dell’esploratore di fine XIX secolo per godere
appieno delle emozioni che un viaggio del genere può offrire. Il
coraggio, o la temerarietà, che si dovevano possedere per imbarcarsi
in imprese così imprevedibili e la naturale deriva verso la
megalomania che un eventuale successo poteva infondere in ciascuno,
fino a mutarsi in veri e propri deliri di onnipotenza.
Ritrovarsi
soli in una landa aliena, riveriti dalle tribù locali per il solo
fatto di possedere un fucile. Naturale che l’ego di un uomo possa
esondare abbattendo i fragili argini del raziocinio. Soprattutto
quando gli uomini in questione erano per lo più mossi dalla bramosia
del guadagno e dalla caccia all’avorio presente in grandi quantità
e più in generale privi di coscienza e scrupoli.
Gli
indigeni vengono presentati alternativamente come demoni e come
vittime, in un connubio che per l’epoca dell’autore mostra
indubbiamente una buona dose di sensibilità del Conrad.
La
critica all’inefficienza e alla disorganizzazione di queste
spedizioni, alla cupidigia umana e alla precarietà del raziocinio
pervade le parole del protagonista, che però mano a mano che passa
il tempo in quei regni selvaggi ne comprende la natura indomabile e
fascinosa e la difficoltà a farla sottostare ai canoni europei.
I
tempi si dilatano, la calma e la quiete corrompono la necessità di
efficienza e produttività, il caos della natura che torna a regnare
sovrano.
In
questi luoghi a fare la differenza fra il successo e la sconfitta può
essere semplicemente la tempra del singolo uomo, che pur non avendo
altre particolari doti se non la salute che in condizioni usuali si
da per scontata, qui diventa un carattere distintivo capace di far
emergere e scalare le gerarchie di questa società fuori dalla
società.
Ci si
può così imbattere in leggende viventi, uomini “notevoli”,
capaci di sopravvivere alla foresta, e al cuore di tenebra che in
essa pulsa, ed ai quali non resta che tributare omaggio a prescindere
da tutto.
Consigliatissimo!
BIG Vs Indie
Per il
BIG vs Indie propongo uno sfidante che a suo modo ha descritto un
viaggio d’esplorazione seppur verso una meta ben diversa: lo spazio
siderale e un pianeta bizzarro.
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