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domenica 23 ottobre 2022

Recensione: Vernissage di Maria Cristina Buoso [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Opera: Vernissage

Autore: Maria Cristina Buoso

Editore: PlaceBook Publishing

Genere: Noir, thriller

Target: Young/adult 

Prezzo: ebook 4,90 - cartaceo 13,50

Sinossi:

Livia Mexico, bellissima e famosa pittrice, compare a Treviso. Le sue opere emanano una forte sensualità. Colori brillanti e pregni di mistero, così come la sua vita. Ginevra Lorenzi, giovane ispettore capo della questura di Treviso, è incaricata di occuparsi della sparizione di un noto gallerista della città. Ma è davvero solo una sparizione? Il caso s’infittisce quando scompaiono altre persone e appaiono gl’inquietanti quadri di Livia. Arte, sesso e mistero sono il file rouge di questo appassionante thriller.

 

 Autrice:

MARIA CRISTINA BUOSO 

Scrive le prime cose quando era giovanissima, inizia con fiabe e poesie, crescendo amplia la sua scrittura con racconti brevi, copioni, romanzi e gialli. 

La poesia “Aiutami” è stata inserita nell’Antologia Multimediale “Una poesia per Telethon”, a scopo benefico (2004). La poesia “Pace in Guerra” nel concorso indetto da A.L.I.A.S.  (Melbourne – Australia), ha ricevuto la Menzione D’Onore. La poesia “Bugie” (Stones of Angles) è stata inserita nel Vol. 6 – In Our Own Words: A Generation Defining Itself - Edited by Marlow Perse Weaver U.S.A. (2005). 

Ha vinto il terzo premio nel Concorso Letterario “Joutes Alpines” dell’Associantion Rencontres Italie Annecy (Francia) per la Sez. Prosa (Italia) con il racconto “Il vecchio album” (1997). Questi sono solo alcuni dei vari riconoscimenti che ha ricevuto.

Ha pubblicato alcuni libri. Nel 2017 “Anime”. Nel 2021 “schegge di parole” e “delitto al condominio Magnolia”, “l’Incidente” nel 2022.

Puoi seguirla anche nei social eccone alcun

https://mariacristinabuoso.blogspot.com/

https://www.instagram.com/mcbmipiacescrivere/

 

Recensione:

Primo romanzo che leggo di questa scrittrice, e devo dire che fin dall’incipit ho trovato la storia davvero scritta bene, dove l’arte esprime i molteplici sentimenti dei personaggi, iniziando da Livia, Eva, Leo Leopoldi e, come in ogni giallo che si rispetti, non poteva mancare la detective di turno, amica di Eva, Ginevra Lorenzi. 

Eva è una ragazza per bene che tenta di trovare la sua vena artistica non del tutto ben delineata. Ci riesce grazie a Leo Leopoldi, con il quale scopre il piacere del sesso fino al punto di esserne soggiogata, senza trovare una via d’uscita per ritrovare la sua dignità.

Infatti, Eva non riesce a negare niente all’uomo, annullandosi completamente. Ma è grazie a Leo Leopoldi, artista di fama internazionale se lei riesce a fare suoi alcune tecniche di pittura, anche se lui, uomo ormai non più giovane, non vuole più continuare la relazione con la donna, che sebbene cerca di resistere nel riapprocciarsi a lui per l’insana passione che la deteriora, 

Eva sa che prima o poi pagherà le conseguenze di questo amore malato.  Tuttavia, Eva non si aspetta che il suo futuro sta per cambiare e prendere una piega del tutto diversa, quando a una mostra incontra una donna, Livia Mexico, anche lei artista di fama mondiale. La donna, fin dal primo approccio suscita in Eva una gran curiosità, ma soprattutto sono i suoi quadri, nei quali Eva percepisce la personalità, il carisma e l’erotismo della pittrice, circondata da un velo di mistero e ambiguità che disorienta Eva.  

L’arte di Livia però non deriva solo dall’ispirazione artistica, ma da un uomo del suo passato che le insegna una tecnica piuttosto orribile per raggiungere la perfezione e l’esaltazione erotica nelle sue tele. Un labirinto dove la pittura causa distruzione e morte di una vita affinché poi rinasca sulla tela.
L’attrazione sprigionata dai quadri di Livia è un’arma mortale in cui rimangono vittime molti dei protagonisti e a uno a uno cadono nella rete dell’oblio che quei dipinti riescono a emanare.

A questo punto la trama si infittisce. Le vite dei personaggi si intrecciano in un crudele gioco di misteriose sparizioni dove la suspense la fa da padrona e terrà banco sino alla fine.


 A questo punto entra in gioco l’ispettrice Ginevra, che dopo essere stata trasferita a Treviso incontra la sua amica Eva. Le indagini hanno inizio, e Ginevra deve vedersela con il misterioso serial killer oltre ai commenti poco consoni sulle donne da parte dei suoi colleghi dalla mentalità misogina. 

Ginevra Lorenzi, infatti, giovane ispettore capo della questura di Treviso, è incaricata di occuparsi della sparizione di un noto gallerista della città. Ma è davvero solo una sparizione, o dietro c’è un mistero atavico che fino a ora nessuno è mai riuscito a svelare? 

Il mistero aumenta quando alla scomparsa del noto gallerista spariscono altre persone in concomitanza dell’apparizione degli inquietanti quadri di Livia...

 Il ritmo narrativo compie quello che in scrittura creativa io definisco: “Perfect narrative rhytm”.

La narrazione in terza persona aiuta a evidenziare i pensieri di tutti, facendo sì che si esprimano secondo il proprio punto di vista. Soprattutto delle tre protagoniste femminili: Eva, Livia e Ginevra, donne dalle caratteristiche psicofisiche differente e una personalità femminile con cui riescono a farsi valere in un mondo maschilista e pieno di pregiudizi verso l’universo femminile. 

Lo stile colloquiale rende la narrazione fluida quindi aiuta al prosieguo della storia. Inoltre, la pulsione erotica non è né volgare, né troppo spinta.

Insomma, che dire: Arte, intrigo, sensualità e mistero si amalgamano in questo thriller dalle tinte noir mozzafiato, in cui l’autrice è riuscita laddove molti fanno fatica a raggiungere il “Nido del cuculo”.
 

Consigliato. Voto: 7


Peg Fly

sabato 15 ottobre 2022

Recensione: I principi del mare di Andrea Gualchierotti [Rating 8] - recensione a cura di Andrea Zanotti

 


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Titolo: I principi del mare



Genere: fantasy, Sword&Sorcery, storia alternativa

Prezzo: Euro 15

Rating: 8


Sinossi:

Dopo lunghi anni di assenza, Ulisse è tornato. Bramoso di riprendersi il potere, il re di Itaca si vendica sui pretendenti che hanno invaso la sua casa e insidiato la fedele Penelope.
Molti guerrieri vengono uccisi, compreso il fratello di Alkas, principe del regno di Dulichia. Ora Ulisse lo sta cercando per eliminare anche lui. Il re suo padre lo convince ad allontanarsi dall’isola. Inizia così per Alkas un’avventurosa, personale Odissea…


Recensione:

È sempre un piacere scoprire l’uscita di un nuovo romanzo degli autori che oramai sono di casa qui sul blog. Autori che abbiamo imparato ad apprezzare nel corso di tutti questi anni e che in un certo senso abbiamo visto crescere e sbocciare a maturità. 

Un esempio è Andrea Gualchierotti, che con il suo “I Principi del Mare” edito da Edizioni Il Ciliegio non delude, presentandoci anzi un romanzo ricco di atmosfere evocative capaci di far rivivere l’epopea delle narrazioni omeriche. 

La passione di questo scrittore per gli anni nei quali Deità e Forze Ancestrali camminavano fianco a fianco degli uomini è nota a chi ci segue e anche in questo caso traspare alla perfezione in ogni pagina del suo scritto. Gualchierotti allestisce un viaggio dell’eroe epico e avvincente, credibile e coinvolgente, senza mai farsi prendere la mano da eventi estremi capaci di infrangere il patto col lettore e con la sospensione dell’incredulità. Gran bel lavoro, anche perché le emozioni e i colpi di scena non mancano di certo.

Accompagnare Alkas, figlio cadetto del re di Dulichia, nella sua fuga dall’ira vendicativa di Ulisse è un piacere. Scoprire nuovi e inaspettati rivali ancor più. Gestione di Titani e Dee è sempre calzante, con interventi misurati al fine di non stravolgere eccessivamente il complesso narrativo, ma tali da far percepire la loro costante, e pericolosa, presenza. Ben studiato e meglio ancora realizzato.

Lo stile è quello al quale ci ha abituato. Una prosa ricca, corposa, non propriamente adatta agli amanti dello scriver semplice e lineare, ma di sicuro impatto e perfetta per ricreare l’atmosfera aulica dell’Età dei Signori dell’Olimpo.  

Il ritmo è buono e le vicende che coinvolgono il protagonista sono varie, ma tutte perfettamente a tema, dai mostri marini ai tradimenti, dai drammi familiari ai rituali imbanditi da spietate sacerdotesse dedite a culti antichi e pericolosi che vanno dalla Signora dell’Oscurità Ecate a quelli ancor più folli, riservati a forze mostruose e ingovernabili come Tifone.

Le ultime parole le voglio spendere sono per la versione dell’ebook in mio possesso, opera di Il Ciliegio. Lavoro ben fatto, pochissimi refusi, editing al top.

Insomma, c’è proprio da divertirsi e da lasciarsi conquistare dalla narrazione. Un romanzo che mi sento di consigliare a tutti e che intendo premiare con il bottino pieno, voto 8.


Andrea Zanotti

sabato 1 ottobre 2022

Recensione: Blue Sunday di Marco Lepori [Rating 8] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Opera: Blue Sunday

Autore: Marco Lepori

Editore: Catartica Edizioni

Genere: narrativa generale

Target: Young Adult

Rating:‎ 8

Prezzo: Euro 14

Sinossi:

 Anno 1916, Matteu è un giovane costretto a partire dall'isola per andare a combattere nell'inferno della Prima Guerra Mondiale. 2016, Matteo e i suoi amici attraversano tutta l’isola per andare a manifestare a Cagliari contro la guerra e la presenza di basi militari nella loro terra.

La storia dei principali personaggi si svolge in Sardegna, Matteo, Michele Moscone, Labbrone, Cristo l’impavido, Cristoforo Coraggio, i quali vivono le loro storie attraverso un viaggio verso Cagliari, per partecipare alla manifestazione “no war” pur sapendo a cosa potrebbero andare incontro, rammentando cosa successe nel G8 a Genova, le torture subite dai giovani manifestanti da parte della polizia all’interno della scuola Armando Diaz e poi all’interno della caserma di Bolzaneto. Ma l’allegra brigata non si arrende e come eroi in prima linea sono pronti ad affrontare i celerini e i loro manganelli pur di far valere le proprie opinioni. Il tutto condito con il ritrovamento di un manoscritto sul quale viene riportato un episodio accaduto durante la Prima Guerra Mondiale...

 

Recensione: 

Diviso in due parti narrative e accompagnato da capitoli con i titoli di canzoni, il romanzo Blue Sunday, l’ultimo della trilogia, incuriosisce fin da subito il lettore. 

Nel romanzo ci sono degli ottimi punti di forza che accompagnano le vicende di questi improvvisati eroi che condiscono di tragicomico le loro avventure, il che rende tutto molto più soft, senza abbruttire la storia con sequele drammaturgiche della tragedia vera e propria. Diciamo che possiamo parlare di “Teatro dell’assurdo” di Ionesco senza problemi, anche se di tanto assurdo questa volta ce ne sia molto poco.

Nella parte centrale della narrazione abbiamo poi un colpo di genio da parte dell’autore, che abilmente introduce il ritrovamento di un quaderno scritto a mano dove viene narrata la vicenda di Matteu, ilgiovane che fu costretto a partire dall’isola per andare a combattere nell’inferno della Prima Guerra Mondiale. 

All’interno del resoconto viene narrata soprattutto la storia di violenze, di soprusi, di chi un futuro non ce l’ha avuto (chi ha scritto tale carnet) e di vendetta.

Ottimo il piano narrativo al presente che si incastra così tramite il ritrovamento del manoscritto con il passato. Tra vita nel qui e ora e quella narrata con occhio impressionista da vero artista, descrizioni della vita diversa dei giovani di ieri e di oggi. 

Vite raccontate con punti di vista di chi narra, che alla fine si ritrova catapultato dentro alla storia in media res, come se fosse lui stesso a vivere le avventure dei suoi protagonisti.

L’autore, con la sua sorprendente veridicità, spirito d’animo gentile, nonché spontaneo, e quella voglia di libertà che accompagna ogni essere umano nel viaggio che è la vita, ci regala un vissuto e un’opera meravigliosa.

I personaggi sono ben delineati a livello psicofisico, umano e sensibile che ogni artista, come quasi tutti i protagonisti legati appunto dalla passione per la musica, arricchiscono di super note il romanzo.

Voto: otto

 Peg Fly


domenica 25 settembre 2022

Recensione: Fernweh di Chiara Zanini [Rating 6] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Opera: Fernweh

Autore: Chiara Zanini

Editore: ‎ Nativi Digitali Edizioni 

Genere: fantascienza

Target: Young/adult

Prezzo: Ebook 2,50 - cartaceo 15,60

Rating: 6 

 Trama:

Anno 2452: una catastrofe climatica colpisce la Terra, lasciando i pochi superstiti in balia di un sole ustionante, tornado e tempeste di fulmini. Poco prima di arrendersi, Mirna trova rifugio in un baluardo misterioso e inquietante: la città di Murian, protetta da una grande Cupola artificiale, dove si è stabilita una nuova società scandita da rigide regole di comportamento.
Anno 2618: Jared e Eleanor, gemelli discendenti di Mirna e da lei cresciuti ed educati nel ricordo del passato, non accettano di conformarsi all’alienante società di Murian, preferendo la compagnia dei "devianti", i reietti costretti a una vita di stenti e miseria nel sobborgo-prigione Thanatos. Sarà proprio insieme ai devianti che organizzeranno un folle piano di evasione, verso un futuro lontano dalla prigionia della Cupola; ma niente è come sembra, e una rivelazione terrificante attende Jared ed Eleanor...

"Fernweh", che in tedesco esprime la nostalgia verso luoghi lontani, unisce i temi classici della fantascienza a quelli del genere distopico, attraverso la prospettiva di due giovani in conflitto con una società opprimente e inconsapevoli delle loro stesse radici.

L'autrice: 

Chiara Zanini - Nata a Istanbul da genitori friulani, dopo aver vissuto in varie città italiane si laurea in Scienze Politiche e si stabilisce a Venezia.
Lettrice vorace da sempre, da quando ha scoperto di amare anche scrivere non può più farne a meno. Le piace sperimentare, cimentandosi in ogni genere di narrazione, ma l’appassionano in particolare il fantasy, la fantascienza e i racconti di ambientazione storica.


Finalista in vari concorsi letterari, nel 2007 si è classificata al secondo posto nel concorso Parole in corsa– edizione di Venezia e nel 2009 nel concorso Utopia, organizzato dall’Associazione Culturale Il sentiero dei draghi. Diversi suoi racconti sono apparsi in antologie di autori vari, tra cui: Il Veneto del futuro edito dalla Casa Editrice Marsilio, Scrivere è viaggiare. Con trasporto, edizioni Full Color Sound, 365 racconti sulla fine del mondo di Delos Books edizioni, I brevissimi – II edizione Casa Editrice Freaks, Le prime volte Casa Editrice Mondoscrittura, I mondi del fantasy II Casa Editrice Limana Umanita e 365 racconti di Natale di Delos Books edizioni. Con Wizards and BlackHoles ha pubblicato il racconto lungo L’orologio della verità.

Fernweh è il suo primo romanzo.

 

 Recensione:

Non avevo mai letto un distopico made in Italy e posso affermare che questo non mi ha delusa. L’ambientazione è un punto forte, futuro post-apocalittico in cui il pianeta Terra non è altro che un inferno fluttuante costellato di città rinchiuse in globi di vetro, unici posti in cui l’uomo può sopravvivere. Ma come si sa, anche qui c’è un prezzo da pagare, perché a Murian non esiste libertà di pensiero, d’azione o essere sé stessi, a Murian devi fingere di essere come loro vogliono che sia, a Murian bisogna rispettare le regole, o stai dentro o stai fuori, e se scegli di stare fuori, sei un reietto.  Sei costretto a non mostrare emozioni a reprimerle volente o no. La tua personalità è annullata, gli esseri umani sono tutti omologati, simili a robot, la città in cui i nostri eroi sono costretti a vivere è altrettanto infeconda. Una città dove i pregiudizi sono all’ordine del giorno, soprattutto se sei considerato un ‘diverso’, ma, nonostante ciò, i nostri protagonisti, incorporatisi alla perfezione con la storia che ruota loro attorno, hanno il coraggio di essere sé stessi, di pensare con la loro mente. Due personalità forti, dall’animo ribelle che neanche l’oppressione di un’autorità intollerabile riesce a mitigare. Due personalità che l’autrice riesce a tratteggiare con acutezza e senso critico, appoggiandosi a uno stile fluido e semplice e al contempo accattivante. 

Non sono da meno gli altri personaggi a tutto tondo, dunque non piatti, perché evolvono a mano a mano che la storia prosegue. Tra questi emergono Jen, il cui carattere è stato forgiato da un passato difficile e disposta a tutto pur di difendere coloro a cui vuole bene, e Gamil, personaggio dall’animo empatico e sensibile sebbene alcune sue parti sono state assemblate con dei circuiti che scorrono come il sangue nelle vene.


La prima cosa che salta all’occhio prendendo in mano questo libro è il titolo in lingua tedesca.

“Fernweh”, voglia di girovagare.  infatti, tradotto in italiano, esprime la nostalgia verso luoghi lontani. Nel caso del libro, verso una nuova casa, verso una Terra in cui poter essere liberi di percepire il sospiro del vento sul volto.
Siamo nel 2452, la vita sul nostro pianeta viene messa in pericolo da una catastrofe climatica che mette in ginocchio l’umanità.
Milioni di persone muoiono, sopravvivere è l’unica cosa che conta, ma anche la più difficile. L’umanità è destinata a perire.
Fortunatamente nasce Murian, la città sotto la Cupola.
È lì che Mirna e Adrian vengono accolti dopo essere stati salvati dagli AG (agenti governativi). È all’interno della grande cupola artificiale che quest’ultimi si curano, tornano alla vita, si sposano e diventano… centenari.
Nella città di Murian ci sono regole ferree, si può avere un solo figlio, non si mangia ma si ingoia una pillola che sostituisce ogni pasto ed i cittadini possono arrivare ad avere centinaia di anni di vita semplicemente facendo le revisioni periodiche che ti permettono anche di essere sempre giovane, 
un po’ come il film con Roby Williams, il Centenario, per intenderci.

Ma cosa ti succede se non sottostai alle regole? Vieni allontanato, diventi un essere aberrante, una persona da evitare, non hai diritti, vieni segregato a Thanatos, la città dei reietti, un posto sordido, pieno di rottami della vita precedente al 2452.


Ma nell’anno 2618 nascono due gemelli: Jared ed Eleanor, discendenti di Mirna e da lei cresciuti ed educati nel ricordo del passato, che non accettano di adeguarsi all’alienante società di Murian, preferendo la compagnia dei "devianti", i reietti costretti a una vita di stenti e miseria nel sobborgo-prigione Thanatos. Ed ecco che nella storia entrano in scena duepersonaggi clou diversi dagli altri, due esseri che non vogliono omologarsi, che non vogliono ubbidire ma seguire la ragione, il coraggio che muove i loro animi e che li spinge a fuggire per allargare i loro confini sulla Terra perché ciò che hanno sotto alla Cupola non gli basta più.

Un romanzo che parla di rivoluzione, di cambiamenti, di morte e di rinascita. Un testo dove si sente forte la voglia di vivere, di poter sentire l’acqua inondarti il corpo, il sole che ti riscalda la pelle.
Il lettore prosegue la lettura attraverso gli occhi di Mirna, che cresce e cambia durante il corso della storia. La conosciamo da giovane sulla Terra ancora fertile dove prosperano umanità e gentilezza, viviamo i suoi stessi stati d’animo quando cerca di sopravvivere alle catastrofi ambientali e i cambiamenti dovuti agli sconvolgimenti climatici. Mirna muta con il mutare degli eventi che la irrobustiscono, la fortificano nell’animo e nel fisico, mentre nella sua mente i ricordi legati alla sua Terra ormai utopica non l’abbandonano mai. Il colpo di scena finale risponde a molte domande rimaste in sospeso durante la lettura del libro, ma devo confessare che mi sarei aspettata qualcosa di più.
Trama interessante, narrazione piacevole e tanti personaggi dai risvolti gradevoli.
La trama è ben strutturata, a parte alcuni passaggi che ho trovato piuttosto prevedibili. (Questa è una mia opinione personale, s’intende)

A parte ciò, ho trovato la lettura piacevole, con personaggi che si impegnano a fondo per realizzare il loro sogno di vivere in un mondo migliore, che combattono per quello in cui credono, vivono le loro vite come se fosse l’ultimo giorno e soprattutto amano la persona che hanno scelto di amare reietta oppure no.

 Direi che siamo proprio all’interno di un discreto romanzo di fantascienza con tanto di azione e qualche parte romance che ci sta.

L’ambientazione è uno dei punti clou della storia, il mondo distopico – apocalittico è descritto magistralmente dalla penna dell’autrice. Siamo in un futuro dove la Terra è diventata una bolgia infernale instabile costellata di città rinchiuse in globi di vetro, unici posti in cui l’uomo ha la possibilità di sopravvivere.

A dire il vero, non mi piace dare giudizi negativi ai libri che leggo… perché penso che un autore ci metta tutta la passione che ha per scrivere, dunque bisognerebbe dargli sempre una seconda chance. Certo, “Fernweh” non è uno dei migliori libri di fantascienza che ho letto, però l’incipit classicheggiante mi ha fatto capire che l’autrice ha della stoffa e stile da vendere. Ci sono sì delle incongruenze e delle parti che rivedrei, soprattutto periodi un po’ troppo artificiosi e lunghi.  Tuttavia la storia è accattivante, incuriosisce e vale la pena di leggerla.

E se leggiamo tra le righe, si evince il forte messaggio dove in una società fondata democraticamente e libera di esprimere i propri pensieri non si ammette nessuna forma di razzismo.  

Forse l’autrice avrebbe dovuto lavorare un po’ di più su alcuni passaggi descrittivi lasciati alla deriva, ciò nonostante questo non toglie che la storia ha un’originalità che porta il lettore a continuarne la lettura.

Lo stile è sobrio e le parti dialogiche sono consone al periodo storico futuristico.

Probabilmente se fossi nell’autrice avrei cercato di rimanere un po’ con i piedi per terra, ma tutto sommato il testo vale la sufficienza.
Consigliato per farsi una propria opinione.

Voto: 6

domenica 18 settembre 2022

Recensione: Vilupera di Luca Mazza e Jack Sensolini [Rating 7,5] - recensione a cura di Andrea Zanotti

 


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Titolo: Vilupera

Saga: Libro 1 di 4 - REGNO DI TAGLIA

Autore: Luca Mazza e Jack Sensolini  

Editore‏: ‎Pubblicazione indipendente

Genere: Grimdark fantasy

Rating: 7,5

Prezzo: ebook 3,45 - cartaceo 15,90

Sinossi: 

Penumbria, Regno di Taglia: una terra senza santi né eroi, in balia di mercenari e fuorilegge, stretta fra le lame di una crociata eterna e la fame di una fauna mostruosa. Mentre Lutti e Malavita si contendono il feudo di un eretico e un diabolico cardinale cospira per instaurare un ordine nuovo e duraturo, due stranieri senza passato spargono sangue e leggenda nelle contrade tra gli Appenninferni e il Maladriatico. Sono una cacciatrice di taglie e un mattatore di bestie e si fanno chiamare la Lebbrosa e il Barbiere.

Niente di epico, niente di etico.

Tra un matrimonio e molti funerali, solo ombre e acciaio.

Letale come le zanne di una vilupera.


Recensione:

Vilupera del duo Mazza-Sensolini è stata una bella scoperta. Non che non se ne faccia un gran parlare sui social, non solo fra la ristretta cerchia degli appassionati. Un duo di autori che si sta ritagliando una meritata nomea, avendo (giustamente) pubblicato le loro opere da indipendenti, senza legacci e vincoli imposti da editori spesso attenti all’etichetta e al grottesco “volemose bene” del politicamente corretto e corrotto. 

Sensolini-Mazza vanno dritti per la loro strada, conquistando fette di lettori che mostrano di apprezzare la “coerenza” di sbattersene di alcune delle regolette auree dei manuali di scrittura e dei (falsi) profeti dello scriver semplice. Se siete accoliti sfegatati di questi saccenti cattedratici allora farete bene a tenervi alla larga dalla prosa ipertrofica del duo. Frasi brevi, sincopate, dense e ricche di termini non certo attinti dal linguaggio da chat. Non a caso la dedica finale è al Maestro, Alan Altieri, onore a lui, ovunque si trovi attualmente a crear mondi.

Un tripudio di emozioni forti per tutti gli amanti dei personaggi sporchi, brutti e cattivi, e per chi ama prendersi ulteriori dosi di realtà sbattuta in faccia con tutto il proprio carico di bassi istinti e pulsioni.

Non certo di letteratura d’evasione si tratta, quanto un supplemento di cruda verità senza i filtri della prosopopea caratteristica dei fantasy classici. I vizi capitali come motore unico per muovere le azioni dei protagonisti. Scenari cupi e tetri stile trilogia di Magdeburg, con ambientazione la rivisitazione dell’Italia dell’epoca. Un romanzo duro e spietato, che si fa leggere tutto d’un fiato. Un romanzo, che con le avvertenze di poco sopra, mi sento di consigliare a tutti. Ottimi autori, appassionati di sicuro a giudicare dalla mole di citazioni e richiami che rendono il testo ancor più godibile. Certo, a tratti qualche periodo risulta effettivamente un po’ troppo sopra le righe, ma chi non osa non può emergere. O le lame, o la fame! 

Voto 7,5.

Andrea Zanotti


sabato 10 settembre 2022

Recensione: L'Inferno di Malinverno di Stefano Amadei [Rating 6,5] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Titolo: L'Inferno di Malinverno, ovvero Diabolici (e inutili) tentativi di liberarsi di un gatto nero 

Autore: Stefano Amadei  

Editore‏: ‎Pubblicazione indipendente

Genere: fantasy per bambini

Target: infanzia

Rating: 6,5

Prezzo: ebook 1,99 - cartaceo 3,26

Sinossi: 

«Dunque, ero lì che mi stavo occupando di uno dei compiti più importanti di tutto l'Inferno...»

«Stavi solo contando i dannati del tuo girone.»

«Non mi interrompere, gatto! Ero lì che mi facevo gli affari miei quando salta fuori questo scocciatore di un gatto nero. Dice che gli ho salvato la vita, bla bla bla e mi resta appiccicato neanche fosse ricoperto di pece.»

«Non ti fare illusioni: i gatti si affezionano alle caverne e non ai diavoli.»

«Insomma, cerco di liberarmene in ogni modo, ma tutto ciò che ottengo è l'Inferno completamente distrutto!»

«O quasi.»

«O quasi, già!»

«Beh, che aspettate? Malinverno è il diavolo più spassoso e assurdo che abbia mai incontrato. Parola di gatto Mammone!»

«Ehi!»

«Che c'è?»

«Niente, lascia stare!»


Recensione:

“L’Inferno di Malinverno” racconta la stravagante storia di due personaggi ancor più bizzarri: il malefico diavolo rosso Malinverno e il gatto nero dagli occhi gialli, Mammone che fa le veci del Sommo Poeta Dante aggirandosi nei gironi infernali, combinandone però di tutti i colori. 

Dal rompere le punte a tutti i forconi al povero diavolo, a far capitombolare a terra la sua libreria, con alcuni libri che finiscono direttamente nel fuoco. Persino la copia delle Lettere di Berlicche autografata dal diavolo Berlicche in persona.  

Il diavolo Malinverno, tempo prima lo aveva salvato dal fare una brutta fine, ora non riesce a toglierselo di mezzo, così studia diabolici piani e trappole infernali per liberarsene ma senza successo, perché il furbo gatto Mammone dai poteri magici ritornerà sempre nella sua caverna e Malinverno fa di tutto per toglierselo una buona volta di torno, ma inutilmente... 

La causa principale che rende i due protagonisti inseparabili è un patto che hanno stipulato e che ora li tiene legati in eterno telepaticamente. Ma questo legame durerà per sempre? 

Beh, il gatto Mammone intelligente e astuto, pensa che l’unica soluzione è quella di ricambiare il favore a Malinverno salvandogli la vita. Ci riuscirà? 

Per scoprirlo non vi resta che leggere il libro spassoso con dei personaggi singolari che si pungolano a vicenda ritrovandosi poi impelagati in situazioni parossistiche più grandi di loro. 

L’idea dell’entrata in scena dei due santi: Francesco e Antonio all’inizio mi ha destabilizzato, poi ho riso per le situazioni grottesche nonché per i riferimenti sia danteschi che per altre storie come nel Decamerone del Boccaccio, dove abbiamo Calandrino, Bruno e Buffalmacco che si credono così furbi da riuscire a farsi beffe degli altri. (gatto Mammone) O il Gatto e il diavolo di James Joyce. Quando ero piccola questo libro mi ha colpito molto per lo straordinario umorismo, anche se devo ammettere, che in questa storia di Malinverno ci sarebbero molti passaggi da rivedere per rendere più euritmico il testo.

La lettura, in parte scorrevole, è dovuta non solo alla brevità della storia, ma soprattutto allo stile sobrio dell’autore, alle battute e alle situazioni grottesche che inducono il lettore a proseguire. A parte qualche refuso, come ripeto, ma che non inficia l’intreccio, ben sorvolabile dal mio punto di vista, lo consiglio vivamente ai più piccoli e perché no, anche ai grandi, che in fondo in fondo sono nell’animo un po’ bambini.  Voto 6 e mezzo.


Peg Fly



domenica 17 luglio 2022

Recensione: Luce bianca di Simone Olla [Rating 8] - recensione a cura di Peg Fly

 



Opera: Luce Bianca 

Autore: Simone Olla

Editore: CATARTICA EDIZIONI

Genere: Narrativa contemporanea

Collana: In Quiete

Prezzo: 12.35 €

Rating: 8

Sinossi: 

Ambientato tra Torino e Cagliari, “Luce bianca” narra le vicende legate ad un progetto di evoluzione sociale, il Progetto Manuelli. Il protagonista, assieme ad altri bambini tra gli otto e i dodici anni cresciuti come lui nell’Istituto sede della sperimentazione, viene sottoposto a sterilizzazione forzata in quanto potenzialmente pericoloso per la società. A diciannove anni lascia l’Istituto Manuelli e finalmente inizia una nuova vita, ma il trauma subìto ritorna in sogno la notte, obbligandolo a venire a patti con quanto accaduto.


Recensione:

Il romanzo breve (95 pag. circa) inizia con un Prologo in cui gli occhi del lettore scorrono senza rimpianti, per la poesia che ogni frase sottende.

Il protagonista ha otto anni nella sala operatoria dell’Istituto Manuelli viene sterilizzato. (Con sterilizzazione obbligatoria, conosciuta anche come sterilizzazione forzata, si intendono i programmi attuati da politiche governative che tentano di costringere le persone a sottoporsi all'intervento chirurgico di sterilizzazione.)

Ma riuscite a immaginarvi, che un bel giorno, a soli otto anni ti svegli e ti ritrovi a essere sterilizzato senza il tuo consenso? La sterilizzazione obbligatoria o forzata è la soppressione premeditata ed irreversibile della fertilità di un individuo. La pratica ha avuto inizio nel Novecento negli Stati Uniti e successivamente nella Germania nazista. Teoria figlia dei suoi tempi e degli esperimenti di eugenetica, era questa la pratica volta ad impedire la riproduzione dei membri della popolazione considerati portatori di difetti genetici o ritenuti tali. Una delle scusanti per autorizzare la sterilizzazione era che venisse utilizzata anche come una forma terapeutica per chi possedeva dei tratti sessuali considerati patologici, risultando punitiva per i criminali. (In America questa pratica si protrasse nelle carceri fin nel 2014) 

A otto o dodici anni sei pericoloso? Per chi? L’autore, Simone Olla, riesce a intrecciare una trama che sin dall’incipit conducono il lettore in una dimensione parossistica, esasperata, dentro la quale un progetto inaccettabile per la società di oggi, si conducono esperimenti medico/sociali su bambini tra gli otto e i dodici anni perché ritenuti socialmente pericolosi nonché per la propria persona. 

Il protagonista a diciannove anni esce dall’Istituto, ma non è più l’uomo che avrebbe potuto essere, poiché là dentro gli hanno tolto tutto, per fino di procreare. Gli hanno tolto sogni, futuro e anche la vita stessa, perché lui una vita non ce l’ha più. Vive sotto il cavalcavia con il suo cane, Bebert. Il protagonista non ha mai domandato al suo amico Nitti, perché suo padre lo aveva rinchiuso lì dentro dopo la morte di sua madre. E nemmeno Nitti glielo domanda mai... (Altro personaggio amabile al quale il protagonista è affezionato.) 

A otto anni si abusa di lui, sotto la “Luce Bianca” che acceca gli occhi grandi di un bambino. Sente le mani dappertutto nel suo tenero e piccolo corpicino. Poi l’ago che s’infila nel braccio e il bisturi e la carne che si lacera... Non è più un uomo, non può mai più provare la gioia di essere padre. Di sorridere, di accogliere tra le braccia aperte un figlio suo. È sterile, a otto anni. E mentre scrivo questa recensione, ho il singulto che mi muore in gola. E piango, e sono sola qui, davanti al mio PC e cerco di concentrarmi su cosa dire, ma l’autore ha già detto tutto, con parole semplici ma che lasciano il segno, che scuotono, che fanno riflettere su ciò che è stato il passato di una società razzista e discriminante. E le scene si susseguono sotto i nostri occhi increduli, come i dialoghi ben impostati, come i personaggi ben delineati, sotto il cielo di melodie dell’anima, dove a volte il dolore tace a volte sussurra a volte urla per sentirsi amati, per essere amati, essere liberi di decidere cosa farne della propria vita.  La scrittura in media res fa pensare subito al grande schermo. A un film direi in bianco e nero... E grazie a «Tāj Maḥal.» 

«E cos’è?»  «La cattedrale dell’amore!» 

«Sì.» Replico introducendomi tra il dialogo dei protagonisti.

Voto: otto