![]() |
Link Acquisto Amazon Link Acquisto epub |
Oggi
vi stupirò sottoponendovi un testo che esula dalla letteratura
d’evasione vera e propria, ma che certamente rientra a pieno titolo
fra le opere capaci di far vagare il pensiero umano verso orizzonti
ignoti, senza dover abusare di sostanze stupefacenti.
Faccio
questa lunga e tediosa premessa per sottolineare l’utilità che
hanno questa tipologia di testi anche per chi desideri approcciarsi
alla scrittura di opere di narrativa. A mio parere non c’è nulla
di meglio per caratterizzare un personaggio che appioppargli una
bella filosofia di vita preconfezionata.
Anche per questo mi balocco spesso con testi e
saggi delle più disparate religioni e affini. Utilissimi quindi non
solo per una crescita personale.
Cito:
“Gli
esseri umani vivono in un perenne stato di sogno. Sognano quando il
cervello dorme, ma anche quando è sveglio. Hanno saputo creare un
grande sogno esteriore, il "sogno della società",
costituito da innumerevoli sogni personali, familiari e di comunità.
Questo sogno esteriore possiede una grande quantità di regole che ci
sono state inculcate fin dalla nascita. Abbiamo così imparato come
comportarci in una data società, cosa credere, cosa è bene e cosa è
male, bello o brutto, giusto o sbagliato. Non abbiamo scelto queste
credenze e queste regole; ci siamo nati e le abbiamo apprese secondo
un processo di "addomesticamento"
in cui le informazioni sono passate dal sogno esteriore a quello
interiore, andando a formare il
nostro personale sistema di credenze.
A questo punto non c'è più bisogno di "istruttori"
esterni, giacché diventiamo noi stessi i nostri giudici. Tutto ciò
che crediamo su noi stessi e sul mondo rientra in quel sogno
interiore, che tuttavia ci è giunto dall'esterno e che ci
impedisce di vederci per come siamo veramente.”
Il buon Don Miguel Ruiz, autore dell’opera, è uno
sciamano che ci farà scoprire gli insegnamenti dei Toltechi (un
popolo nativo americano dell'epoca
precolombiana che dominò gran parte del Messico centrale tra il X ed
il XII secolo), dei quali lui
è un discendente purosangue.
Quattro
accordi che permettono di trovare la felicità e di infrangere le
barriere autolimitanti che ci imponiamo. Nulla di più semplice, se
non che per riuscire a prestarvi fede, nella società in cui ci
troviamo a sguazzare, saremo costretti a fare veri e propri miracoli.
Certo,
miracoli di buon senso in realtà, ma pare che oggi il buon senso non
vada più di moda…
Eccole
qui le quattro chiavi della felicità:
- sii impeccabile con la parola (la parola è il potere con cui creiamo il mondo che ci circonda. Usata bene permette di ricreare il paradiso, ma usata male trasforma il sogno esteriore nell'inferno);
- non prendere nulla in modo personale;
- non supporre nulla (non puoi conoscere il sogno interiore delle altre persone, quindi non creati immagini di esso, che non possono essere che fuorvianti);
- fai sempre del tuo meglio.
Una
vera rivoluzione contro tutto e contro tutti, che però dovrebbe
portare alla felicità personale. Sicuramente a un rafforzamento del
proprio carattere e ad un innalzamento rispetto al pensar comune,
alle mode, ai pacchetti preconfezionati di giudizi.
Ruiz sostiene che se
tutti provassero a compiere questo cammino non ci sarebbe neanche il
rischio, a mio avviso decisamente concreto, che le quattro chiavi
portino a un egoismo/egocentrismo marcatissimo. Mi pare sia questo il
tallone d’Achille della costruzione teorica dell'autore, ma io (al momento) non ho il potere di consultarmi con gli spiriti, purtroppo.
La via proposta può condurre alla felicità personale, ma a discapito di quella
altrui poiché tende ad eliminare le “mediazioni” ed i
compromessi. Ma, forse, a ben vedere le mediazioni non sono altro che
facili soluzioni per non scontentar nessuno, e che parimenti non
portano reale felicità a nessuno.
Forse i Toltechi questo già lo sapevano…
Ad
ogni modo tentar non nuoce XD
Nessun commento:
Posta un commento