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Commento:
Un
boardgame semplice ma profondo. Si spiega in dieci minuti, grazie
alle sue regole razionali e ben strutturate, ma da origine a
un’esperieza ludica degna dei migliori monster game da 12 ore
consecutive.
Qui tutto corre più veloce, limitando lo sviluppo della
propria civiltà all'osso, ma lasciando ai giocatori la sensazione di
avere effettivamente contribuito attivamente a far crescere e
sviluppare, e possibilmente, trionfare il proprio Regno.
Le scelte da
effettuare non sono poi molte ma l’ottimizzazione delle stesse è
fondamentale. Niente dadi, diciamolo subito, togliendoci dai piedi
quei giocatori che se non possono tirare manciate di cubi a 6 facce
mettono il muso. Qui la sorte non esiste, nel bene e nel male. Tutto
avviene in modo scacchistico, compresi gli scontri. Già perché per
ottenere il trionfo finale (raccolta di punti vittoria) ci sono
diverse possibilità: si potrà seguire una via pacifica, basata
sullo sviluppo della propria civiltà attraverso la crescita,
l’esplorazione dei mari, la costruzione di templi, l’espansione
territoriale volta alla creazione di nuove città e la scoperta di
nuove tecnologie oppure investendo le proprie risorse in armamenti ed
eserciti.
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particolare degli "sviluppi tecnologici" |
Ad ogni modo quando le civiltà saranno avviate e ci si
troverà a disputarsi i punti vittoria finali, sarà quasi
obbligatorio scendere sul campo di battaglia anche per i più
illuminati e lungimiranti detrattori della guerra.
Solo attraverso la
distruzione e conquista dei templi nemici si riusciranno a racimolare
i punti fondamentali, contribuendo ovviamente ad aumentare ancor più
l’interazione (e il divertimento) dei partecipanti, i più abili
dei quali vedranno il proprio impero consolidarsi a discapito degli
altri che assisteranno al declino dei propri regni sotto l’invasione
inarrestabile delle legioni e triremi avversarie.
Certo in presenza
di giocatori particolarmente guerrafondai si assisterà a partite dagli sviluppi
sempre diversi perché quando qualcuno fa partire la corsa agli
armamenti giocoforza anche gli altri dovranno regolarsi di
conseguenza, ma il gioco rispecchia bene le meccaniche della guerra.
Armarsi è dispendioso e rischioso, e quando lo si fa si devono avere
obbiettivi ben precisi e si deve agire rapidamente, pena il
fallimento dal punto di vista del progresso.
Cosa
aggiungere?
I
materiali sono eccellenti. Maneggiare le legioni, i tempietti e le
barchette in legno da grande soddisfazione ^_^. Il bilanciamento a
tre e quattro giocatori a mio avviso è buono, in quando concede una
prima fase tattica di sviluppo relativamente tranquillo, ma che
consente ai più abili la pianificazione strategica che si rivelerà
fondamentale quando le civiltà verranno a contatto dopo essersi
inglobate le città stato cuscinetto.
Il
bello è che in massimo due orette il tutto giunge a conclusione, pur
concedendo un’ottima esperienza di gioco.
Unico
neo a mio avviso è l’omologazione delle diverse civiltà. Partire
con i Greci piuttosto che con i Persiani o gli Egizi cambia solo la
disposizione iniziale sulla mappa, mentre sarebbe stato più
gradevole che ogni civiltà avesse proprie caratteristiche distintive
(in concreto qualche bonus/malus) che le differenziasse.
Ad
ogni modo un ottimo boardgame, adatto a tutti.
Big VS Indie
Il
periodo trattato dal boardgame mi ispira nel consigliarvi i seguenti testi per il
consueto BIG vs Indie (entrambi eccellenti a mio parere):
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I Signori dei cavalli di Irene Grazzini
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