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domenica 10 febbraio 2019

Recensione: Della morte, dell'amore (e una confessione) di Alex Briatico [Rating 6]

Siamo lieti di accogliere nello staff di scrittorindipendenti una nuova penna: Dada Montarolo. E quale modo migliore può esserci di iniziare a conoscerla se non leggendo la sua prima recensione? Eccovi accontentati quindi!

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Titolo opera: Della morte, dell’amore (e una confessione)

Autore: Alex Briatico

Editore: Pubblicazione indipendente

Formato: kindle, cartaceo, audiolibro

Genere: Horror Gotico

Prezzo: Euro 0,99 ebook, 8,50 cartaceo, 0,00 audiolibro

Rating: 6

Sinossi: Undici Racconti. Undici storie unite solo dalla provenienza, la penna dell'autore. Undici racconti che ruotano attorno all'amore e la morte, apici alternanti dell'esistenza. La Morte che tutto appiana. La Morte che glorifica. La Morte che vive. L'amore che finisce e quello che cerca di decollare, sembra che spicchi il volo, ma nulla. L'amore, le sue promesse e illusioni. Ed infine una confessione che libera lo scrittore.

Recensione: 
L’autore di questa raccolta di racconti è nato più o meno lo stesso anno della pubblicazione del libro di Tiziano Sclavi “Dellamorte Dellamore”, culla cult di Dylan Dog e mi sarei aspettata che oltre a riprenderne il titolo, lo citasse come ispiratore del suo lavoro. Non è andata così e rimane la curiosità di conoscerne il motivo, un aggancio al bel romanzo dello scrittore pavese aiuterebbe nel dipanare il filo discontinuo e intricato che unisce le narrazioni di Briatico.
L’atmosfera in cui sono immerse cinque delle undici storie è fosca, spesso claustrofobica: sullo sfondo si intuiscono labirinti plumbei, sepolcri, città maledette dove i personaggi si dibattono alla ricerca di un’impossibile via d’uscita dall’incubo in cui sono precipitati, spinti da volontà che loro credono esterne e demoniache, mentre affiora il sospetto che siano semplicemente distorte e irrinunciabili proiezioni della parte più oscura delle loro anime.
Uccidere, morire diventa dunque una missione, salvifica e necessaria. Per esempio, come rimedio al tempo perso nella vita perché, dice il protagonista assassino seriale del racconto “Il vecchio”, “… trovo che credere in un altro mondo sia la cosa più giusta”. 
In tanta sulfurea angoscia prendono posto di volta in volta un vampiro e altri personaggi problematici, sempre alle prese con stati d’animo esacerbati e al limite del collasso. Tutto viene raccontato con una prosa battente, così ansiosa di andare avanti a tutti i costi che costringe il lettore a rincorrere la trama per non restare indietro e lasciandolo un po’ frastornato.
Da qui in poi fa la sua comparsa l’amore e se prima le ambientazioni temporali sono sfumate e indefinite adesso diventano precise, minuziose; il cambiamento è a dir poco spiazzante, da visioni gotiche e catacombali si passa alla contemporaneità di un’azienda informatica, a una festa con patatine e noccioline. Va bene sottolineare la differenza di potenziale fra i due antagonisti - la morte è destinata a soccombere, sopraffatta dalla forza dell’amore che “è”, esiste in un continuum inattaccabile - ma si ha l’impressione di aver finito un libro e di averne iniziato un altro senza saperlo. 
I quattro racconti di questa seconda parte gravitano intorno alle allucinazioni provocate dalle passioni del cuore e in due la morte ne è l’inevitabile conclusione. Solo in “Piacere, Claire” i toni si sfumano in nostalgia dolente di cui rimane un’immagine suggestiva: l’infatuazione (peccato questo svarione inconscio, se Briatico avesse usato la parola amore il racconto ne avrebbe guadagnato in coerenza) “… ti rapisce, ti prende e ti porta negli angoli immensi del mondo”.
Chiude la raccolta “Confessione” che propone un classico: il solito scrittore che confida al solito amico che i suoi racconti non li scrive lui ma i soliti fantasmi che lo vanno a trovare per consegnargli “le ultime confessioni prima dell’Inferno”.
Lo stile di tutto il lavoro oscilla di continuo fra la descrizione asettica di un fatto e il fraseggiare di un bardo in cerca di ispirazione, a discapito di trame che meriterebbero ben altri trattamenti e sviluppi. 
Nella postfazione Briatico ribadisce che questo lavoro è un “primo passo traballante” e concordo appieno con lui: spaziare da Walpole a King non lo rende narrativamente più stabile, anzi accentua le fragilità. L’autore aveva anche avvisato nella prefazione che si tratta di racconti molto, molto giovanili ma questo non giustifica la spregiudicata incuria verso i tanti refusi, le tante ripetizioni, gli errori e le disattenzioni disseminate qua e là a mortificare testi che potrebbero, se ripensati e rivisti, dare a lui e ai lettori molte più soddisfazioni. Dovendo sintetizzare, voto finale 6 d'incoraggiamento. 


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