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domenica 1 dicembre 2019

Recensione: Strade Nascoste - Racconti di Mirco Tondi [Rating 7,5] - recensione a cura di Dada Montarolo


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Titolo: Strade nascoste - Storie di Asklivion

Autore: Mirco Tondi

Editore: Pubblicazione indipendente

Genere: Fantasy

Prezzo: Euro 2,99 ebook 

Rating: 7,5

Sinossi:
Reinor è un Usufruitore. Ghendor un Messaggero della Rivelazione. Lerida una portaordini. Periin un individuo solitario. Ariarn un uomo misterioso che soccorre chi è colpito dal male. Ognuno ha una propria strada da seguire. Ognuno ha uno scopo preciso nella vita. Convinzioni e modi di vivere differenti.
Eppure i cinque si ritroveranno sullo stesso cammino, come se il destino avesse deciso di riunirli con una misteriosa coincidenza. Ben si sa però che non esistono le coincidenze, ma solo le illusioni delle coincidenze: così, dopo aver affrontato nelle loro avventure in solitaria bestie feroci, forze occulte e creature soprannaturali, i cinque si ritroveranno all’inizio di una delle cerche più grandiose finora conosciute del mondo di Asklivion.


Recensione:
Dal sito dell’autore, lestradedeimondi.com, (andate a curiosarci dentro, merita attenzione):
“… a me interessa scrivere storie quanto più interessanti e profonde possibili; non sono un purista dei generi, perché per me è il genere al servizio della storia, non la storia al servizio del genere; qualsiasi elemento di qualsiasi genere può andare bene purché sia utile a scrivere qualcosa di buono.”
Così Tondi mette in chiaro il suo schierarsi a favore di una miscellanea, per altri scrittori dai risultati spesso catastrofici, e che a lui invece è riuscita molto bene. “Strade Nascoste – Racconti” è il prologo, per così dire a posteriori, del romanzo “Strade Nascoste”: la presentazione in quattro episodi dei personaggi protagonisti delle Storie di Asklivion, un eterogeneo gruppetto di quegli archetipi che popolano le nostre fantasie, saggiamente impolverati di umanità. L’Usufruitore Reinor, il Guerriero Ariarn, il Messaggero Ghendor, Periin e Lerida si muovono in contesti separati ma l’autore lascia intravvedere qua e là l’accenno a una futura connessione, lasciando spazio alla fantasia e soprattutto alla curiosità del lettore. E qui, secondo me, entra in gioco l’interesse di Tondi per i giochi di ruolo (gioco di parole - ancora! - al quale non sono riuscita a rinunciare), per sua ammissione “l’apriti Sesamo” verso la scrittura. 
Il fondale di questo palcoscenico è permeato dal Male, tanto più sfumato quanto inquietante; sembra, il Male, affascinare l’autore come l’agente patogeno seduce il virologo. Interessante, a questo proposito, è un lungo, articolato post dedicato a IT, il capolavoro di S. King e sempre nel sito lestradedeimondi.  Lo definirei quasi l’esegesi necessaria per capire fino in fondo il lavoro di Tondi.
Mi ha colpito, nei racconti, l’uso di un linguaggio talvolta stravolgente: definire alcuni abiti “macilenti”, oppure parlare di un “rigagnolo di fumo” o di “quadri sgualciti” non lascia scampo, si tratta di disinformazione (a essere clementi) oppure di un’interpretazione della realtà così estrema e forte da rasentare la poesia. Propendo senz’altro per la seconda, confortata da altri incontri con frasi come “… una lieve brezza fatta di aromi di campi e di boschi, traghettatrice di rade nubi bianche…” oppure “… imposte cadenti, simili a lacrime mai staccate dalla facciata di pietra…”. Nulla di melenso, intendiamoci, piuttosto qualche tocco di luminescenza in cupi racconti di conflitti violenti, dove le parole trasudano sangue. Le creature affrontate dai protagonisti sono gli specchi deformanti delle paure ancestrali che popolano l’immaginario collettivo; pseudo imenotteri dalle capacità telepatiche, branchi di animali posseduti da una furia distruttiva incontenibile, demoni in continua metamorfosi artigliano senza scampo l’attenzione del lettore, invogliandolo a cercare e leggere “Strade Nascoste”. 
La scrittura è fluida, a volte bloccata da qualche scelta di collocazione prenominale degli aggettivi non necessaria, Tondi non ha bisogno di elaborazioni stilistiche e neanche di aumentare il coinvolgimento emotivo del lettore, basta e avanza quello che c’è. 
Manca, a prima vista, un approfondimento delle personalità dei protagonisti, il distinguersi caratteriale che rende ognuno di loro una singolarità destinata poi ad affiancare e completare quelle altrui. Ma credo che lo scrittore bolognese si sia trattenuto di proposito, limitandosi a presentare senza indagare e lasciando il gusto della scoperta alla lettura successiva. Gli rendo atto di aver realizzato un’opera difficile, raccontare a posteriori i personaggi che già hanno vissuto, in tutto o in parte non importa, la loro storia è molto complicato - qualsiasi scrittore ve lo può confermare - e l’accenno di Tondi in un post (insisto, guardatevi il sito) alla visione pirandelliana dei personaggi che una volta nati vivono di vita propria e indipendente dal volere dell’autore e pretendono un’autonomia esistenziale, è un segnale chiaro di tale difficoltà. Scrivere questi racconti è stato un gesto di grande e professionale umiltà. Almeno, così la vedo io e per questo gli perdono qualche refuso.
Voto: 7,5.



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